Fryda Rota, Borgovercelli VC
Massimo Pedrini, Gorle BG
Fabrizio Picco, Giaveno TO
Maria Mara Marchesi, Gaggiano MI
Annamaria Bracale Ceruti, Torino
Elena Gastaldi, Bruino TO
Sergio Carena, Pinerolo TO
Daniele Armando, Caraglio (CN)
Giampaolo Guizzardi, Bologna (BO)
Iris Albertini, Trevozzo di Nibbiano (PC)
Alberto Roccisano, Giaveno (TO)
Carlo Carlotto, Nucetto (CN)
Patrizia Chiabotto, Piossasco (TO)
Patrizia Massano, Arma di Taggia (Imperia)
Paola Insola, TorinoCon preghiera di diffusione
La XVII edizione del concorso internazionale di poesie e sensazioni " ANTICHE COME LE MONTAGNE" ha avuto il suo epilogo nel pomeriggio di sabato 14 marzo 2009 con la cerimonia di premiazione e la proclamazione dei vincitori. Nella antica ed accogliente cornice della Confraternita di Santa Elisabetta in S. Vito - Piossasco, si è raccolto un pubblico numeroso, attento e partecipe, per seguire la lettura delle poesie e dei racconti, la visione delle fotografie, ed applaudire tutti gli autori presenti, in modo sincero e spontaneo.
Qualche scatto fotografico dal reportage della manifestazione è presente QUI
Questa la composizione delle tre giurie ufficiali del premio
1) Per "POESIA INSIEME" Presidente: BARBERI SQUAROTTI Giorgio
Altri componenti: DE LUCA Liana - GIRAUDO Liliana - MARCHISIO Ezio - MASETTA Lorenzo - RUFFINATTO Aldo - VALERA GRUBER Gabriella
2) Per "PROGETTO PRIMAVERA” e “PRIMAVERA 15" Presidente: MARTINATTO Gianfranco
Altri componenti: MORELLO Giacomo - TONDA Mario - CARO Mattia - CASTI Marco
3) Per " IMMAGINI E RICORDI" Presidente: SONINO Piero
Altri componenti: CARBONARO Carmine - CRUSCA Dario - FORIGO Davide - GIORDANO Ferruccio
Il primo premio assoluto della sezione "POESIA INSIEME" è stato assegnato a:
ROTA FRYDA di Borgovercelli con la poesia "NON INTRAPRESO, IL VIAGGIO". Secondo classificato risulta PEDRINI MASSIMO di Gorle (BG) con la poesia "ACROBATI DI GIORNI". Al terzo posto troviamo PICCO FABRIZIO di Giaveno con " IL PRINCIPE DELLE ROTAIE". // quarto premio è andato a MARCHESI MARIA MARA di Gaggiano (MI) con " COUCHER DU SOLEIL". Risulta quinta classificata BRACALE CERUTI ANNAMARIA di Torino con " UNA PICCOLA STELLA".Sono stati inoltre assegnati due premi speciali della Giuria a : CARENA SERGIO di Pinerolo con la poesia" I GATTI, LA LUNA E............. GIOCO FORZA LA LUPA". GASTALDI ELENA di Bruino con la poesia " IL RESPIRO TI DIRÀ IL NOME"
Nella sezione "NARRATIVA" risultano premiati:
Al primo posto CARLOTTO CARLO di Nucetto (CN) con il racconto "FRANKY".
Al secondo posto CHIABOTTO PATRIZIA di Piossasco con il racconto "IMPREVISTO".
Premi speciali della Giuria a :
MASSANO PATRIZIA di Anna Di Taggia (IM) con il racconto " L'ACQUA E LA FIABA"
INSOLA PAOLA di Torino con il racconto " LA VALIGIA".
Ecco ora i premiati della sezione “ PROGETTO PRIMAVERA” e “PRIMAVERA 15"
Al primo posto ARMANDO DANIELE di Caraglio (CN) con "MAREGGIATA".
Al secondo posto GUIZZARDI GIAMPAOLO di Bologna con la poesia "VENTO D'INVERNO".
Al terzo posto ALBERTINI IRIS di Trevozzo di Nibbiano (PC) con " È...".
Segnalazione della Giuria per :
ROCCISANO ALBERTO di Giaveno (TO) con la poesia " DIFFICILE",
I premiati per la sezione "IMMAGINI E RICORDI" risultano:
Primo classificato COSTANTIN ANTONIO di Cantalupa (TO) con "INTAGLIATORE 2". \
Secondo classificato LAGEARD AURELIA e GRIGLIO MILENA di Torino con "FILATRICE ASTIGIANA" (insignite anche de "Il premio del Pubblico" per la migliore fotografia selezionata da Giuria popolare)
Premio Amici della Poesia a:
FERRARA CARLO di Piossasco con la fotografia " IL CHIODAIOLO".
Una selezione delle fotografie in concorso è presente QUI
Infine alcuni "PREMI AMICIZIA" a:
SCUOLA ELEMENTARE G. UNGARETTI di Piossasco SCUOLA ELEMENTARE A. RENOIR di CRAN GEVRIER Gwénaell et Julian di CRAN GEVRIER
Selma En Nouri di Piossasco
Come sempre i vincitori vedranno i propri componimenti pubblicati su Internet in data successiva alla premiazione.
Gli "Amici della Poesia" ringraziano di cuore quanti li hanno seguiti con simpatia in questa iniziativa: Sindaco e Assessorato alla Cultura della città di Piossasco, l'A.T. Pro Loco Piossasco, città gemella di CRAN GEVRIER, coro "La Baita", Prof. Francesco Maiolo, Bed and Breakfast "L'Azalea", Giurie del Premio e attenti cronisti presenti alla manifestazione.
Con l'augurio che la poesia cammini sempre al vostro fianco, vi ricordiamo che saremo ancora insieme a partire da metà luglio 2009, direttamente nelle vostre case, su Internet e sulle riviste di settore, con il nuovo regolamento e con alcune novità.
BUONA FORTUNA !
Corrispondenza: Giuseppe Sabatini - Gruppo Amici della Poesia -
Via G. Deledda, 1 - 10045 Piossasco (To)
Sito web: www.amicipoesia.altervista.org
e-mail: amici.poesia@gmail.com
Info-line:
Bruno Spesso ore 15,00-18,00 tel. 011/9064314
Gianni RegalziC’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
così guidato.
C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.
C'è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’essere franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.
Danilo Dolci
FAME
Nel 1952 e ancora nel 1955, non nel 1200, in Sicilia c'erano bambini che morivano di fame. Letteralmente. Morivano denutriti, si spegnevano davanti ai genitori silenziosi, nel chiuso di case con il pavimento dello stesso fango delle strade senza fognature. Allora qualche medico si inventava che era colpa di qualche parassita, qualche infezione, ben sapendo che un bambino a sei mesi non può pesare meno di tre chili ma anche che non si può morire di fame in un paese civile.
Un uomo arrivato in Sicilia dal Carso smise di mangiare. La sua mente e il suo corpo non potevano accettare cibo come se nulla fosse. Si chiamava Danilo Dolci, era uno degli italiani di cui ci si può sentire fieri. Di quel primo digiuno di protesta, in cui la politica trovava un nuovo doloroso linguaggio Dolci informò giornali e istituzioni, partiti e cosiddetta società civile.
Gli rispose un solo uomo, Aldo Capitini, un altro italiano di cui ci si può sentire fieri. Aveva teorizzato e praticato per primo la non violenza come forma politica. Nella sua vita aveva fatto le galere fasciste, aveva avuto, lui animato da profondo spirito religioso, i suoi libri messi all'indice dal Vaticano, favorito la legge sull'obiezione di coscienza, organizzato la prima marcia della pace e tante altre cose che racchiudere in poche righe è un insulto. Parte di queste si trovano nel carteggio che nacque tra i due e che ora viene pubblicato da Carocci con il titolo Aldo Capitini Danilo Dolci, Lettere 1952-1968, anno della morte del filosofo (a cura di Giuseppe Barone e Sandro Mazzi, 25,50 euro).
Dentro ci sono consigli, riflessioni, appunti anche molto semplici e pratici sulla battaglia che Dolci stava combattendo in Sicilia contro la povertà, la fame, il controllo dell'acqua, l'ignoranza che portò in Sicilia un movimento che può essere considerato quello dei diritti civili americani di là da venire. Non era siciliano, Dolci. Era uno di quelli che ogni tanto arrivano in quella terra e anziché calare in quella realtà la ragione olimpica e arrogante dell'uomo occidentale, lascia cadere tutto e attraversa la linea d'ombra. E capisce. E se non se ne va terrorizzato da ciò che ha visto, rimane. E diventa parte sana di questa storia.
FUGA SENZA FINE
Se, come è evidente, si riesce a leggere il linguaggio di Camilleri si può leggere anche quello di Evelina Santangelo. La curatrice di uno dei libri più importanti usciti in questi anni, Terra matta di Vincenzo Rabito, ha scritto Senzaterra (Einaudi, 12,50 euro). Nel libro quasi tutti i dialoghi sono in dialetto. Quelli tra un nonno che ha fatto il sogno di un turco che un giorno giungerà dal mare per portargli un tesoro e suo nipote. Tra un padre che odia la Sicilia che gli ha portato via la moglie per cancro in cambio di nulla e ha trovato dignità e riscatto in Germania e il figlio che non vuole raggiungerlo per una promessa fatta alla madre morta.
Tra i ragazzi di un paese chiusi in una gabbia come conigli. Tra i vivi che rimangono in un limbo da cui non si può non partire e i morti che non lasciano partire. Tra gente che sa che cosa vuol dire la paura e la speranza di un lavoro quando un barcone carico di disperati affonda al largo e i morti si arenano sulla spiaggia.
Tra le donne di casa rassegnate allo scorrere delle cose senza un perché, un "picchì": "Picchì le varche affunnànu. E picchì la terra è asciutta comu 'na vacca invicchiuta... e picchì s'avi a pàrtiri per forza pì un po' di travagghiu bono... e picchì s'avi a stare accussì... luntani... tutti luntani". Leggete e rileggete questo strano suono e capirete la forza di queste domande come si capisce il dolore nella musica o la gioia nelle voci confuse dei bambini che econo da scuola. E sentite la semplice tragedia umana della risposta: "Picchì lu suli è in cielo e la terra è in terra", perché il sole è in cielo e la terra in terra.
CHIACCHIERE E DISTINTIVO
Attilio Bolzoni ha avuto un'intuizione di quelle che rischiano di non venire a chi a passato una vita in mezzo a questa gente. Gente di mafia da andare a scovare, seguire, raccontare ai lettori di un giornale. Quando sei costretto a raccontare le cose più chiare, le notizie, e a fare intuire la cosa più scura, il contesto.
Tra i milioni di pagine di ordinanze lette l'intuizione è stata di fermarsi sulle parole che quella gente dice quando si difende, quando dà un ordine, quando racconta di altri di quel mondo, sicari, mandanti, pentiti, capi dei capi. Parole che sono indizi di un mondo che non conosciamo. E sono le uniche che possono darci un'idea di quel mondo, dei suoi meccanismi, della sua intelligenza, della sua storia. E' venuto fuori questo Parole d'onore (Rizzoli, 12 euro), un viaggio diviso per date, argomenti, temi, con tanto di cronologia della composizione della cupola nei vari periodi preso in esame. Bolzoni ha raccolto le dichiarazioni degli abitanti del mondo della mafia, le ha messe nel contesto e le ha tradotte per noi, abitanti paralleli dello stesso pianeta ma non dello stesso mondo. Solo alcuni esempi. Giuseppe Madonia sui pentiti: "Più parlano e più li pagano, perché dovrebbero stare zitti?" Totò Riina sullo stesso tema: "L'altro giorno leggevo un libro, mi pare che era del cardinale Martino (sic), mi pare che diceva: Dio, dove andiamo?... Ma signor presidente, con questi pentiti l'Italia dove deve andare?". Luciano Liggio sul futuro del pianeta: "Sono un agricoltore nato. E da agricoltore seguo con apprensione la situazione ecologica. Io sono per le energie pulite contro l'imbecillità del nucleare che prima o poi ci porterà alla catastrofe ecologica. Alla morte".
(2 ottobre 2008)
BOTTARO Giovanni
TOGLIA Francesca
LAZZEROTTI Bruno
PIZZUTO Gaetano
LUISO Domenico
CARLOTTO Carlo
Come ti penso stasera, Allen Ginsberg
come ti penso stasera Allen Ginsberg, che attraverso i carrugi
coi sacchetti della spesa tra le mani e con l’occhio alla luna,
che affamato di fatica mi sono infilato all’Ipercoop a comprare
frutta al neon, pesche e ombre! famiglie a far provviste per la sera,
scaffali ricolmi di mariti! mogli inscatolate e bimbi incellophanati:
ti ho visto, Allen Ginsberg, senza figli, vecchio frocio puttaniere,
che t’appigli alle carni del frigo per slumare i garzoni del droghiere
ti ho udito, te, chiedere in giro: chi ha stecchito le cotolette di maiale?
quanto vanno al chilo le banane? e il mio angelo custode, quanto vale?
dove andiamo stasera, Allen Ginsberg? dove punta stasera la tua barba?
così cammino coi sacchetti della spesa tra le mani, e mentre canto
le luci nelle case spente aggiungono ombre alla mia ombra,
io e te ci sentiamo soli
torneremo mai laggiù a puntare alla perduta America
dalla prua di una barca, anche ora che silenziosa è la tua elica?
ah caro padre, lunga barba nera, vecchio solitario maestro di coraggio
quante New York ho bagnato nel Lete in questo giorno di maggio
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Cucimi col sale certe affrettate
ferite, così da poter dormire
più di tutti, più tranquillo: sgraffiato
d'amore, da non saperci guarire.
Stanotte la fuliggine scrostata,
che ti cadeva sul cuore a rapire
questa tua piccola voce sgraziata,
ci si scivola in un lento sfoltire.
Ed ecco come ti sento: leggera,
quasi il ramignolo del rosmarino
sottovaso. Tu cucimi la sera
sulla schiena; la fodera di lino
già sgrana un copriletto di preghiera
e il grigiofumo della vita strina.
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Scherzo sopra Edoardo
Mia esca liscia, lascio che
tu non mi scomponga a una lisca,
sconsolandomi; e
non ti chiedo mica di
consolidarmi (tu non mi avvolgi),
se non ti volti dalle
tue logge. Ti spremi e poi
non respiri: non esprimi.
E non mi succhi i cocci
con la tua voce chioccia
e sciocca, ascolta perché
non t'argenti e non schiocchi.
Mi lasci, me che ti spero,
me che ti scoppio e non
ti spoglio i seni;
mi scontenti,
mio sonetto imperfetto,
motivetto a cui non parlo
e non canto.
E ti pianto, t'osservo,
ti ossequio i miei ossari
che tu non conti.
M'incanti ancora, come
i serpenti e i santuari.
E ti cerco, non ti sporco:
ti cedo e mi spreco, me che non ti assaggio.
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Con un'inconsistenza tale
da permettere ad ogni sillaba
di tenersi alla riva e di
non arenarsi negli spasimi
del sonno e della quiete marina
si attorcinano attorno
alla mia vita
le tue debolissime lettere d'amore
___________________________
Inverno
come quella volta che ho visto la neve in inverno
e tre cani che si lisciavano il pelo corto e bruno
e la vicina che vestita solo di una camicia aperta
usciva a stendere al sole le magliette del marito
il vento del mattino mio complice si opponeva
sollevandole la camicia e i seni rossi e pieni che
come due occhi l’avvertivano di lasciar perdere
scoppiando a ridere mentre si copriva e io di lei
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quattro amici
per la tristezza occorrono amanti che rasserenino
ti sussurrano cose così primaverili e assolate
che ti fanno scordare tutto come fossero d’oppio
ma oggi la mia amante si chiama solitudine
nelle giornate buone tutto è buono
e uscire nel mondo è come uscire da scuola
con ogni cosa faccio baldoria
io ho quattro amici che sono come quattro
quieti luoghi in cime a queste colline morte
quattro soste all’ombra dopo una passeggiata
li vedo quando capita e ci sto come si sta
accanto alla fontana a sentire l’acqua tremare
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lampi e istanti
l’impoetico si rivela a lampi,
si raggomitola sulle impercepite
nuove cose da cui siamo sommersi,
da sopra e da sotto il mondo:
possa il verso mio divenire pop,
acuto alla prosa, al gesto utile,
al lavoro sul layout di stampa,
possa il mio canto contenersi in un floppy;
oggi i frammenti vengono serviti
in istanti e devi stare attento tu,
se puoi, come tanti e non come tutti,
a durare poco più oltre quel vento
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L'eclisse
versami ancora soltanto uno sbuffo
asciugato di vento sulla schiena
e prosegui da sola, dolce compagna di stanza,
lungo tutta questa strada il viaggio sognato
nell'adolescenza: l'impazzata di lingue mi ha stancato
proseguimi tu il viaggio e stai certa che
non ti appannerai più con i tuoi stracci
di dubbio il cammino, perché i tuoi occhi
sapranno sbiancare il grigio viavai
di stanchezza, lo stesso che asfaltò e così bene
la mia ombra e la mia voce;
non sconterà mai più la notte la tua mano
che non indietreggia, mai sarà perduta
in un incantesimo smorto di luci;
e non ti pioverà in bocca, non un gancio di chiodi
o un lume spezzato sentirai torturarti
nelle piccole nenie dell'inverno - e se la luna,
gracchiando si aprirà dal buio, sarà solo un auspicio
del viaggio - proseguimi tu questo viaggio
e passami accanto ch'io ti guardi; e se il passo dovesse
stancarti i seni e le labbra potrai solo sfiorarmi,
e darmi tu le dita: altro non ti mostrerò se non il soffio,
sul mare calmissimo, dell'eclisse;
sarà uno smembrare d'incensi ovunque,
e fumi di rassegnazione inalarsi in chiunque, sottovoce;
tu resisti: non seguire in silenzio l'eclisse, ché a chi ha
diretto uno sguardo a due passi di danza da lei
tutto s'è annerito, e un acre fischio lunghissimo
s'è sparso nel vento, lanciato verso l'ognidove
oh partire smarrendo le direzioni,
i punti di stacco e d'approdo, l'abbraccio
incrociato per sbaglio all'eclisse sottovento,
il curvare silenzioso di grappoli d'occhi...
tu dovrai alzarmeli, questi tuoi occhi;
l'acqua che ne è uscita mi cola ancora sulla schiena
versami tranquilla uno sbuffo asciugato di vento
perché non sorga dall'acqua, di nuovo, un'eclisse
____________________________
Emiliano Moncia [1973-2007]