07/01/2003

Cinque poesie di Francesco Salvador
 
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SANTO STEFANO

Fuori da qui
è grigio il mondo,
da tutte le finestre
gocciolano divine lacrime,
mentre nonni escono
da bettole con ricordi, rimpianti,
rimorsi, non sappiamo
quale mèta li attende
oltre piccoli ponti,
stradine, sentieri.

Si consumano le magiche feste
più lente nei sogni.

Le perdute nevi già sciolte ora
stanno nelle cartoline
dei sensibili cervelli,
pochi dal fondo salgono
fino alla cima dei valori
e fa ribrezzo la zona fetida
dell’umanità privata del cuore. 

 

 

OLTRE LE FOSCHIE

 

Oltre le foschie

parlavano i cigni

dando a tutte le sorti

un solo valore

riempiendo il baule

di finti certificati di morte.

Ma il tempo vola

scardina serrature

scopre scheletri dimenticati

annuncia il bilancio

delle indifferenze

e smuove

dalle mobili sabbie

gli incatenati

della civiltà.

La soglia attende

annunciando il passaggio

dei nuovi padroni

del futuro.

CACCIATORI DI SOGNI

 Viaggiano
 per terre disperse
i cacciatori di sogni
disperati
nei tramonti
perché nessuno
li aspetta…

CRATERI

Crateri nel legno

al microscopio

tarli grigi

tabacco, foglia

scollata in umida

esitazione di freddo

fra natura

artigianato e fabbriche

ancora una notte

cruda di pance vuote

e reumatismi fedeli

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RUMORE EVIDENTE
( poesia ermetica )

                                                                                                              

1

Indossare spigliatezze

disfare piano la matassa

sembra martedì

 

 

2

sera vittoriosa

nel teatro vuoto

 

 

pane cotto sul tavolo

buio dal soffitto arabescato

 

 

3

Non senti

il calore della stufa

arancio l’opaca

giostra asciutta

 

 

4

macro situazioni

precisi dispiaceri

hanno fatto giustizia

eliminando gli esterni

le trappole le gallerie del

CHE TITOLO

DI STUDIO HAI

 

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Francesco Salvador
























postato da: poesia alle ore gennaio 07, 2003 11:06 | link |
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02/01/2003

il risveglio
11/5/2001

ILRISVEGLIO

La sveglia che suona
Il sogno è finito
Riapri quegli occhi
La luce ti acceca
E non puoi
Tenti
Ritenti
Finchè il sogno
Non abbandona
Del tutto
La tua mente
E i tuoi occhi
Ora puoi aprirli
Puoi spalancarli
Il sole ti bacia
Non è più il tuo nemico

11/5/2001

ILRISVEGLIO

La sveglia che suona
Il sogno è finito
Riapri quegli occhi
La luce ti acceca
E non puoi
Tenti
Ritenti
Finchè il sogno
Non abbandona
Del tutto
La tua mente
E i tuoi occhi
Ora puoi aprirli
Puoi spalancarli
Il sole ti bacia
Non è più il tuo nemico
marinavenerdì 28 dicembre 2001 - 19.01.17
L'epilogo
Affronterò
l'epilogo.
Ho amato
con tutta
la mia forza,
ho ricevuto in cambio
niente.
Da sola ho lottato
per averti,
tu per allontanarmi,
tornare indietro
ed eliminarmi.
Adesso ti aspetti
lo stesso amore
dopo averlo spento con un soffio.
No, non aspettarmi più,
fprse starò ancora
affianco a te,
per poco,
mentre tu
guardi altrove.
gigiasabato 27 aprile 2002 - 16.52.10































































postato da: poesia alle ore gennaio 02, 2003 12:58 | link |
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Per te...
Scriverò di te mio forte amore
griderò al mondo la tua saggezza
così che tu possa risvegliare
le anime inermi di coloro
che non ti conoscono.
Ti sorveglierò
perchè non ti siano ostili
menzogne e follie
saprò lasciarti governare
sul mio cuore incauto
e comanderesti il tempo
poichè è il tempo a morire
e tu ne prenderesti l'eternità.
Eternamente vivi dentro me
ed eternamente vivrai
nei sogni di coloro
che hanno potuto sfiorare
la tua immensità."
danieladomenica 23 giugno 2002 - 21.16.07



















postato da: poesia alle ore gennaio 02, 2003 12:57 | link |
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RE
A VOLTE LA MORTE
MI GUARDA IN FACCIA
E MI DOMANDA
COSA MI SPINGANO LE
MIE RADICI A FARSI CIELO E
TERRA IO
GLI RISPONDO CHE IN ME C'è
UNA FORZA PIENA DI GLORIA
CHE COME UN BAMBINO
MI DICE TI AMO
KIARAvenerdì 25 ottobre 2002 - 17.52.31











postato da: poesia alle ore gennaio 02, 2003 12:56 | link |
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pensieri...
stasera
la luna annoiata
non smbra curarsi gran che
del mondo
la osservo,
da questo amgolo remoto,
di verde,
mentre una voce
risuona lontano
perduta nei mari del
NULLA
giorgiagiovedì 10 ottobre 2002 - 17.50.43











postato da: poesia alle ore gennaio 02, 2003 12:56 | link |
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Ho liberato i miei scritti
Ho scritto sulla carta quello che in cuore sento...
ma l'ho letto soltanto senza mostrarlo mai;
oggi ho spedito tutto ..al vento... l'ho donato....
e il vento ha sussurato : " apri il tuo cuore e vai....!
brunella d'angelogiovedì 21 novembre 2002 - 16.20.07
 

Poesie inviate al forum web del Gruppo Amici della Poesia:
http://www24.brinkster.com/necciai/amici/X_partecipare/guest.htm







postato da: poesia alle ore gennaio 02, 2003 12:52 | link |
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Lacrime color FIAT

E noi siamo qui,
davanti ad un drago dalle fauci serrate,
che divorava operai
e oggi sputa dolore,
cravatte d’amianto
su facce cromate
torniscono frasi di circostanza.
E noi siamo qui,
senza passato e senza presente,
davanti a cancelli chiusi
come il nostro futuro.
Eandi Ermannodomenica 24 novembre 2002 - 12.56.50
Attimi del Ritrovarsi
ATTIMI DEL RITROVARSI 18.12.88

Dopo una mattina trasparente
ecco una bianca nottata.
È una distesa candida di purezze.
Ci pensavo, sai ? Tempo fa.
Alle mie speranze esaudite
a quelle impensabili d’adesso.
Dodici mesi nel pensiero di te
di Voi
di noi.
Il tempo vola basso senza la tua essenza.
Aria.
Fresca
luminosa di tenebre riflesse
aria che sei fra due stelle, due luci
adesso.
Come allora.
Quante ne avrò contate.

Torna.
Torna un eterno attimo
lucente come una veduta di mesi fa.
Splendente
come un comune ricordo.
Torneranno ricordi futuri.
Che calma…
…e non la si può misurare.
Molte ne sentiremo a due voci.
Quando non sarò solo a contare le luci sul tuo cammino
quando non mi lascerai più solo
nonostante lacrime di coraggio.
E ti ci porterò, al mio panorama.
Pierpaolo Pedicinivenerdì 6 dicembre 2002 - 20.26.47















































postato da: poesia alle ore gennaio 02, 2003 12:51 | link |
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Dedicato lle sofferenze nel mondo
11 settembre

Rabbia, tristezza
Odio a colui
Che uccide.
Dall’alto dei cieli,
arriva il terrore
con sofferenza e dolore.
Mai tanto orrore,
i miei occhi avevano
visto prima di tale giorno.
Oh! Dio,
se anche tu hai visto
ciò che è accaduto,
dona sollievo alle sofferenze
delle tante persone
che soffrono per la straziante
perdita dei loro cari.
Pace, armonia
E serenità infondi
All’uomo cha da tempo
Ormai hanno dimenticato
Cosa sia il sorriso.
Andreas
Andreasmercoledì 18 settembre 2002 - 19.19.43
...
Quante volte
finito il temporale
ho visto lombrichi
camminare
accanto a me.
Capita,
che mi senta
un lombrico
sperduto
in una giornata di sole.
mikysabato 21 settembre 2002 - 16.39.14
poesia
Pensavo ad un pensiero che vola che sfiora le tue labbra che vola sopra ad un fiore che poi entra nel tuo cuore.
gilbertogiovedì 3 ottobre 2002 - 22.33.33

liberati nel cielo pensiero lontano
prendi la rotta
e apri le braccia
vola, vola via
assapora ogni istante del tuo vagare
distante
e se un giorno ti diranno
fermati essere scostante
tu continua a volare
nella tua alba invernale
kiaramercoledì 23 ottobre 2002 - 17.32.56

sono stanca di essere
solo sangue e carne
un'anima in pena
che vaga sui pensieri della gente
sono alla ricerca
del mio nascere
del mio vivere
del mio morire
kiaramercoledì 23 ottobre 2002 - 17.39.24





















































postato da: poesia alle ore gennaio 02, 2003 12:50 | link |
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Ragazza di strada
Tu, ragazza
che al buio te ne stai,
lungo una strada,
ad un incrocio.
Aspettando chi ti può
offrire un pò di felicità,
tu che nella vita hai sofferto
per la perdita di un tuo caro,
guardi alla vita, con un pò
di rimpianto, perchè avevi
fatto dei progetti differenti
a questi.Arriva una macchina,
si apre una portiera, ti fa un cenno
di salire e ti chiede quanto vuoi.
Vestita ogni giorno con quel vestito
che è molto corto e appariscente.
Quel vestito che tu, odi perchè
non lo vorresti più vedere così
malandato e grinsoso.
La macchina si mette in moto
e cerca di arrivare in un hotel
dove tu dovrai esprimerti di nuovo
come ogni giorno,ogni anno fai;
scendi dalla macchina con quell'aria
mesta che ti porti dietro da molto.
Entri in quella camera di hotel
che conosci bene, aspetti
che l'uomo che è con te faccia
la prima mossa.
Ti dice di incominciarti a spogliarti
perchè vuole vedere ciò che ha comprato,
ti incomincia ha toccare quei seni che
hai appena scoperto, ti posa delicatamente
sul letto e tirandoti giù quel che resta,
su quell'esile corpo.
Egli si spoglia e si posa leggermente
su di te che stai lì ad aspettarlo.
Quei momenti che ogni giorno
fai con chiunque ti prenda su,
sono momenti che passi svogliatamente
perchè è l'unico lavoro che sai fare,
ma ogni sera quando guardi quella
gratifica che ogni giorno accumoli
ti dice che almeno una cosa la sai
fare bene e che ti permette di avere un vita
più che decorosa. Progetti il tuo futuro
con quei miseri soldi che ogni mese
metti in banca e che ti permetteranno
un giorno di terminarla.
Luomo che giace accanto a te dorme
così soddisfatto di ciò che ha fatto.
Dopo qualche ora che state nel motel
vi rivestite ed egli ti dà la ricompensa
di quelle ore trascorse facendogli
provare quello che con sua moglie
non riesce ha fare.
Uscita dalla porta della camera,
ti fà salire di nuovo sulla sua macchina
e lentamente ti riporta al tuo solito posto
e ti promette che uno di quei giorni
ritornerà da tè che in quei tenerissimi
momenti l'ho hai reso così felice e appagato.
Lui che ritorna in quella casa che ormai
sente e che non ha più desidero e voglia,
ma lo fa solo per i suoi figli ma non
per sua moglie che ogni giorno che passa
non lo appaga, che litiga per ogni sciochezza.
Tu sei lunica che conti per lui.
Ti prometterà che un giorno te e lui
sarete felici insieme.
Tu, ragazza di strada
rapisci il cuore di ogni uomo.
Emanuelagiovedì 20 giugno 2002 - 20.33.18
Notte fatata
E' notte,
le anime dei miei pensieri mi tormentano la mente,
voci calpestano il mio sonno,
mi sveglio,
il cuscino bagnato,
son lacrime,ma il buio le tramuta in ombre,
ombre che mi prendono,
mi trascinano nel loro mondo,
mondo fatato nell'oscurità,
mi giro,
mi rigiro,
scappo,
torno nel mio universo,ma i colori sono svaniti,
riprendo il possesso della mia mente,
mi alzo, ma cado
quando mi rialzo...
mi accorgo che era un incubo,
mi riaddormento e...
sono di nuovo in balìa dei sogni.
Peconegiovedì 20 giugno 2002 - 22.12.08
Vorrei essere croce
Occhi blu
di un blu
che non conosco.

Mi guardi
e dai tuoi abissi
mi porti
rugose stelle
bianchi coralli
leggeri cavallucci marini.

Uomo blu,
di mare e di terra,
mi meravigli
mentre riempi,
al sicuro nella tenda colorata,
bisacce d'acqua
per il mio deserto.

Tuareg
compagno nomade
mi meravigli
mentre pulsi
nel buio e nella rabbia,
mentre nascondi
nel serraglio del tuo cuore
i passi dei miei giorni.

Il tuo chiuso comunicare
soffia sulle oasi
e la sabbia si stempera
nei palpiti del mio amore.
Fausta Genziana LePianedomenica 28 luglio 2002 - 18.06.06
Grazie Luca
GLI OCCHI DI CHI HA SOFFERTO TROPPO

La paura più grande
dell’essere vivi è
quella di non riuscire
a comunicare con gli altri
Ma adesso non ho più paura,
e dico basta!
Non vanno aumentate,
ma vanno diminuite fino
alla totale scomparsa.
Sto parlando delle armi,
quelle macchine infernali
che non fanno altro
che causare morte e distruzione,
se non credete a me
guardate negli occhi tutti i bambini
dei paesi dove molti si sono arricchiti,
mentre loro si sono impoveriti,
non di denaro, ma di libertà, armonia,
pace della propria anima.
È ora di finirla!
è ora di pensare al futuro,
quello di non fare guerra,
non fare male
ma mettere pace nei cuori
dell’intera umanità.
Come molti, purtroppo non tutti,
non ho deciso io che le persone soffrano,
ma piango.
Andreas
Andreasmercoledì 18 settembre 2002 - 15.53.27





























































































































































postato da: poesia alle ore gennaio 02, 2003 12:49 | link |
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Storia dell'ultimo guardiano dell'ultimo faro
Schiacci le noci tra le dita,
così tu hai passato un quarto di vita,
un quarto di vita che non vivi più,
né il cielo né il mare sono ormai più blu,
i pesci non spiccano più quei gran salti,
aspetti paziente navi o natanti,
nel luogo dal mondo dimenticato,
conservi il tuo più bel sasso levigato,
quaranta conchiglie tu custodisci,
dellla furia del mare ancor ti stupisci,
aspetta guardiano il peschereccio,
non arriverà con questo libeccio,
aspetta guardiano, aspetta paziente,
altrimenti non avrai vissuto per niente,
aspetta e un giorno lo vedrai arrivare
col suo carico di salmoni dal cuore argentato
il tuo compito allora sarà terminato
e noi dalla tua storia moral ne trarremo,
"il nostro peschereccio per sempre
aspetteremo".


jacopomartedì 5 marzo 2002 - 13.47.23
silenzio
ora
che di silenzio mi assordo
raduno le foglie
di autunni miei lontani

non credo più nel vento:
è dall'humus
che risorge
la vita
ilNekmartedì 19 marzo 2002 - 23.23.38
Tre piccole pietre
tre piccole pietre di pallido azzurro
mani di velluto mani di seta
eccedenze culturali e materiali
accarezzano la fronte
mi sollevo
Ezra guida l'arto
avviene il rendez-vous
con F.T.M. futurista
fuggono veloci le icone via dal monitor
pixel impazziti
roteano a vuoto nell'ambiente
mutati in e-mail randage
rifiutati & folli
(clicca randage ed avrai la listata dei miei amori)
in intimità con le clarisse
nel salotto buono
infine
con stimoli antientropici raggiungo
atlantideo moto cavalcante
oricalco
curve nel tempo onde vibrazioni
un insieme forse un mandala
una fusione d'alchemico impasto
satanico dessert
&
liquidi organici casualmente sparsi
dal violento impatto
tre piccole pietre d'azzurro pallido.
Vittoriolunedì 1 aprile 2002 - 22.04.40
voglio un parere su quest'opera
Una lacrima le attraversò il viso e poi...niente.
Si ritrovò in un immenso nero senza stelle. In una spazio vuoto, solo , scuro.
E cercò tra quel vuoto le sue mani, e non le trovò.
E cercò i suoi capelli, e non li trovò.
E cercò il suo corpo, ma scomparve sotto il peso di quel vuoto.
Cercò i suoi ricordi, le parole, cercò di sentire il suo respiro, cercò qualcosa, un battito, ma non trovò nulla.
E vide intorno a se sfere che raccontavano vite, e come a poco a poco le sfere si rompessero trascinando con esse le vite stesse.
Camminò allungo tra sfere sospese in quel buio senza fine.
Poi vide qualcosa di familiare, ecco la sua sfera, era a terra, ma le voci e le immagini sgorgavano ancora da quel mare di cristallo.
Erano come acqua i suoi ricordi.
Li toccò cercando di afferrarli, ma erano come l'aria.
Cercò di sfiorarli, ma come acqua evaporarono e svanirono nel buio. Non provò nulla, ma si sentì più leggera.Vide una luce spuntare da quel nulla, vide le sue mani, i suoi capelli, il suo corpo.
Ascoltò il suo respiro i suoi battiti.
Si sollevò in alto verso quella luce, la toccò, ma si ferì. La luce svanì e lei cadde con un tonfo sordo.
Il resto di questo racconto inedito inventato da me lo scriverò un'altra volta, ma cosa ne pensate?
Noelialuned












































































postato da: poesia alle ore gennaio 02, 2003 12:48 | link |
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