31/01/2004

SEMI DALLE ROCCE
...

SEMI DALLE ROCCE

All’ombra della montagna
sotto la quale nacqui
s’erge a tutt’oggi una bara,
la cui vista m’atterra.
La bara, bassa, non bluffa.

Il peso delle bugie
del cui sentore tacqui
aumenta al passare del tempo,
assieme ai miei perduranti silenzi.
Il tempo passa ; e rilancia, non passa.

Volteggiano le ombre
al margine della memoria ;
la vita si specchia nei suoi fulgidi occhi,
ma io lasciai perdere quegli occhi fulgenti.

Dalla bara di roccia
nella quale, alfin, giacqui
sgorgano semi come sentieri, tracciati
da stretti spazi di manovra
in margini ampi di miglioramento.

Nel mentre,
la vita è migliore
dei giorni a venire :
e ora chiude la mano,
e passa alla cassa.

       Pierpaolo Pedicini

 

 

 

 

Sotto cieli di bunker

Erano già stelle i lampi delle granate.
Brillavano sotto cieli di bunker
come sentinelle di giovani inermi
L'acciaio della guerra
corrompeva coscienze di pace.
Saltava il grano di luglio
dalla bocca dei nostri figli.
Ogni giorno inventavano
l'odio e l'amore.
Sputavano sangue
senza vendetta.
Mancava lo spazio
per far posto alla vita.
Un foro di morte
li ha colpiti alla fronte.
Soltanto le madri
erano ignare delle mani di pietra
e dei volti di ferro ormai arruginiti.
Io,
che li ho visti morire sotto cieli
di bunker
non ho più il coraggio di guardare
le stelle.

         Giancarlo Angelini






















































postato da: poesia alle ore gennaio 31, 2004 16:13 | link |
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Poesie di Francesco ...

Poesie di Francesco Sinibaldi

Songs of life
Quando nasce un bagliore di quiete,
nei pianti di un roseo tramonto
dipinto al barlume di una tenera sera,
mi volgo spossato a membrare un amore,
e m’invento un sorriso,
al suono lontano di un ricordo morente
e dal sapor terreno.
E rimango nel chiaro rinascente
nel suon di quel sole piangente,
e membro il passato,
che siede silente nel fior della sera.
E fuggo nel sole,
di quel magico canto

Lonesome death of Hattie Carrol.
Sul far del tramonto,onde il dolor sovviemmi in taciturna
luce,ed il poetar s’avanza in mano fuggitiva,la vedo distesa,
gli occhietti delusi a vagar nella gioia di un chiaror passeg-
gero,e il soffio d’un tempo si posa nel casto di un ricciol
beato,che s’empie d’amore,e poi dona un sorriso.
E canta nel cuore al morir dei passati,ovunque sincero quel
lume diventa,con lacrime amare a correr da sole a membrar
gioventù.
Ed allor mio Signore,io ti prego,dona un canto felice a quel
tremulo fiore.

Beware of darkness.
Ancor giovine,
onde il canto splendea
al suon della campagna,
e intanto parco
parea tremante il corso,
di giovinezza, alla sudata
fonte,volgea lo guardo nel fior
della collina,e seco
il pianto.
E allor credea,quasi
in chiarore,
magico codesto taciturno
anno di mio dolore;
ed or sovviemmi,
de la natura il riso,
e que’ volger d’ali
al cantileno,
e il suon de li augelli,
e tutto intorno,
all’infinito ch’odo.


Solitudine.
Or ora rammento il suon de l’annata,pe valle ritorna vision de l’augelli
che il cuore s’innalza a baciar lo tramonto.Vedo pe ciglio de monte il bru-
sio,odo meriglio lo suon de l’eterno,more di lei visione e beltà.E mi sov-
vien la noia, de la stagione buia il canto,di lei l’odor e il suon de la chioma.
E gaia torna a fior la melodia.

Le bagnate sabbie.
Quell’estate,quando i notturni soffi dell’immutabile venticello facean di
tutti i bui un amabil fasto,sorgevano i marmorei riflessi del fantastico ma-
re,immerso ed infiammato di gemme dal fulveo manto e con ciuffi d’im-
mortal fruscio;le bagnate sabbie parean quasi affaticate per muti,fantasiosi
ed ombreggianti fari che emanavano madidi fiati e piccoli e scintillanti brilli
di luce,tra onde e sguardi dolci come il morituro affievolirsi della notturna
marea.Flebile immagine d’affossata memoria,che t’inventi di fuggitivi amori,
fai del mare il miraggio festoso e poi mira il fosco ed ammaliante fior sorgen-
te d’immensi affanni.

Aftermath.
Siede quieto e rosato quel ridente tramonto,e questa
rima,che mi par di sentire del suo candido crine quel
sapore d’incanti ed un soffio infinito,come acqua in
ruscello.
E sedendo lontano a mirare nel chiaro quel perpetuo
silenzio riso a suon d’altalena,e ove il pianto gioisce,
una voce fatata mi raggiunge nel cuore,ed allora,nel
sole,odo un canto morire: e mi rinvien l’eterno, e
l’odor delle morte stagioni,e la novella e viva,il pen-
sier di lei.

When a woman doesn’t want you.
Sei triste e più solo,quando lei non ti vuole,e lacrime amare
discendon sui guanci e negli occhi arrossati,e amore credevi
nel candido guardo d’una voce beata che ora fugge nel sogno,
e nel canto perduto.Ma ascoltami dai,non pianger pei sogni,
ch’è triste il sognar,e guarda quel sole d’incanto rinato al finir
d’un bagliore,non perder la meta nel solco dei chiari, ed allora,
nel buio,onde il pianto svanisce,una luce vedrai ed un soffio
per lei.

















































































postato da: poesia alle ore gennaio 31, 2004 16:09 | link |
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04/01/2004

Poesie premiate al C...

Poesie premiate al Concorso internazionale
"Antiche come le Montagne" a.2003
www.amicipoesia.too.it

Sezione "Poesia insieme"

TIENIMI ANCORA PER MANO

Tienimi ancora
per mano
sui sentieri scoscesi
delle nostre montagne,
sull'orlo dei dirupi
invitanti
di false promesse,
nelle pianure
di apparente tranquillità,
sulla riva
del mare in tempesta,
seducente
come canto di sirene.
Tienimi ancora
per mano
nell'ora del tramonto,
quando i pensieri
si rivestono di nostalgia,
nella solitudine delle notti,
quando il buio
avvolge la terra
e nasconde le insidie
dell'ipocrisia,
quando il sole ci abbaglia
e fa brillare
i falsi diamanti.
Tienimi ancora
per mano
come quand'ero bambina
e le mie piccole orme
si confondevano con le tue
ed eri il mio scudo
e la mia ombra.


Mariateresa Biasion Martinelli
Orbassano TORINO


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IL FONDATORE DI CASE SULL'ALBA

Credevi di vetro le ali della tua fortuna sul pianeta
e fragili i tuoi voli a dismisura tra il cielo
e le contorte fabbriche del pane. Sovente tremolavi,
pensando ad una morte così ladra
per caduta accidentale. Per questo,
nel canto d'un mattino fresco di rugiada,
negli occhi assonnati degli ultimi silenzi,
cominciasti una stabile opera muraria, tu,
fondatore deciso a metter piede qui sull'alba.

Lesto nei tuoi gesti, maneggiavi calcestruzzi
Manovrando gru e molazze. Mattone su mattone
Ben presto costruisti muri e parapetti, balconi,
pareti e intercapedini, stanze e ripostigli
da raccoglierne memorie, storie,
passioni speranze ed illusioni...

Fu presto la tua nuova casa sull'alba,
iscritta nella terra, incisa dal tuo cuore muratore.
E ci mettesti radici d'amore, in quelle fondamenta,
impassibili ad ogni uragano della vita.

Ti chiudesti infine in quell'opera di terra,
poeta dell'oblio, sicuro d'ogni protezione, certo
che nessun ladro sarebbe mai potuto entrare. Ma
venne all'improvviso un dolce irresistibile richiamo:

fu così che tornasti ai tuoi voli celestiali, leggero
e senza più le tue fragili ali, tu, piccola molecola d'amore
portata a zonzo dal sospiro del creato.


Giuseppe Vetromile
Madonna dell'Arco NAPOLI


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TU COSI' NUDA

Non chiedermi se sarai tu,
in un giorno di pioggia,
a sollevare il vento e ad aprire le nuvole.

Per te ho scritto tutto il mio declino
ed ora invento canzoni mute
di amori lontani in attesa che
rondini stellate sfiorino la pelle.

Non chiedermi se sarai tu
a prendermi per mano
sull'onda alta del mare sconosciuto.

E' simile ad un ballo indiano della prateria
la tua purissima voglia di vivere
nata di buon mattino senza scarpe ai piedi.

Non chiedermi se sarai tu
ad inventare albe autunnali
come sassi erosi dal tempo.

Nella voglia di gelato
(che raffiora dai ricordi dell'infanzia),
nella nebbia insonne,
nelle labbra mendicanti,
nelle fusa sovrumane
non sai quanti sogni sgualciti
mi hanno parlato della tua immobile fragilità.

Non chiedermi se sarò io
ad attenderti nel cielo senza angeli
davanti ad un altare vuoto.

Scriverò con la punta verde del ramarro
di questo mio cuore che è ancora in ansia
e non sa più come parlarti.

Sfoglia il vento i giorni della vita
che muore lentamente
sotto una scialba fiamma di stelle
mentre noi,
uniti da un illogico destino,
continuiamo ad amarci come la prima volta:
tu così nuda,
io così smarrito.


Giancarlo Angelini
Genova


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LA GUARIGIONE

Non posso altro
ora
che ascoltare le tue piccole
parole sconnesse

e tagliarmi le unghie
per non ferirti
nel lavarti i capelli,
e benedirti d'acqua..

Non posso altro
che proseguire
la tela che iniziammo,
..."disparati colori"

l'ambra, il corallo, il miele,
e il ramalu',
colore che hai creato
apposta per me..

Mi nutro,
nel frattempo,
della terra su cui cammini
e quella terra, è MIA !


Patrizia Mina
Torino

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ULTIMO GIORNO

Dicono che quando l'hanno trovata
appesa a quella fune grigia
quella con i quadratini verdi e rossi,
dicono che fosse circondata
da pagine fitte, fitte:
-io sono forte, io sono forte,
io sono forte, ce la farò
sì, io sono forte.

Dicono che avesse pulito casa
E avesse finito di stirare;
che si fosse pettinata e truccata
come quando va al mercato.

Dicono che ci abbia messo poco a morire
( secondo me, sono stati molti anni ).
Forse - dicono - è stato il caldo,
la paura di non farcela.
Secondo me era solo stanca.

Sapeva di essere amata:
lo sentivi dalle parole,
dagli occhi impazziti
di orgoglio, come solo una madre.
Ed ora, appesa a quella corda,
un sacco di cose dietro,
era solo stanca.

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Ho sentito che il domani
si sveglierà di mattina.
Non lo saprai più.
Potrai solo ricordare l'odore
di pioggia della mattina
quando scendi in cortile.
Verrà con nostalgia, quel profumo;
come un incantesimo che aspetta.

Ma ora dormi; riposa tra i morti.
E' passata quella notte;
le mani oramai sono lontane
da quel nodo così prossimo
e misterioso. E' passata.

Vienici a trovare quando vuoi,
appena ti svegli. Ti prego.
Vienici a trovare come una volta.
Io ti aprirò, e avrai un sorriso
Come la terra di primavera
E il profumo dei fiori di lavanda
Nei sacchetti di seta.


Riccardo Lavezzi
Bruino TORINO


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IL PORTO

Il fischio riporta al tempo
la mente distolta, aggrappata
al lontano profilarsi di un confine
teso come dogana che separa
cielo e mare
levata
frantuma il coagularsi della scena
un'àncora fragile, e fluiscono
marezzate d'ombre accese
le forme disincagliate della vita
e le maree, presagi scomposti
di ritorni chiazzati dal gasolio
ed incastri falliti, continui
sommovimenti, il camino che tace
strozzato
d'una petroliera trainata a riva.

S'arriva al porto e si riparte
l'approdo segna il passo nello schema
tarlato del dare e dell'avere, e scema
l'ingenza del carico tradotto
nel trepido brulichio di portuali.
Si crede all'unità nel tutto
e la bitta all'ormeggio è un abbraccio
di canapa sfibrata
lacrima
a gocce il serbatoio nella stiva
oli incombusti, sentimenti,
tenui sfoglie sfiorate
dalla ruggine che sfarina
l'essenza
sempre si perde nella bisca
truccata, l'esistenza, e svapora
come di fanciulla sventata
la boccetta di profumo aperta.

Portami dove la tempesta
infuria e si placa con violenza
e la quiete non è inerzia.


Matteo Duca
Gorlago BERGAMO

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GUERRA (SECOLI DI FOLLIA)

I morti sono racchiusi
tutti dentro l'anima,
accomunati da un rauco grido
che intreccia ricordi e lacrime
come fossero un unico orizzonte.

Il tempo incerto
che segna l'orologio
ha ricami di sangue,
nella solitudine del perdono,
nel dolore dei volti
premuti contro i reticolati.

Restano dentro gli occhi
le immagini delle fanciulle stuprate,
dei bimbi condannati
a non diventare uomini.

Gli eroi risalgono
dai sepolcri violati
e altissima cade dal cielo
la pioggia intrisa di morte,
le ombre del passato
hanno il sogghigno amaro
della fratellanza violata.

La verità siamo noi
ripetevano gli assassini,
folli usurpatori di libertà.

Il silenzio
è la pietà dei giusti.


Claudio Bellini
Valenza ALESSANDRIA

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postato da: poesia alle ore gennaio 04, 2004 12:31 | link |
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