31/10/2004

Poesie di... Ezio DellaGondola


Venezia


Venezia è sempre stata una magia:
sulla laguna mille palafitte,
alberi del Cansiglio a far da culla
a costruzioni splendide di marmi,
come merletti che nell’acqua cheta
dei canali sprofondano radici
di cemento e di pietra; ma quell’acqua
ora divora sotterranee basi.
Qualche incendio ha distrutto monumenti
ricchi di storia e d’arte secolare;
il resto lo faranno poco a poco
le malefiche bande di turisti
che un commercio ladrone concupisce.
Sono sparite utili botteghe:
pizzicagnoli, forni, farmacie,
per far posto alla plastica-ricordo,
variopinti cappelli da giullare,
maschere vuote e gadgets di Taiwan.
I veneziani sono stati espulsi:
non c’è più posto neanche al cimitero.
23 maggio 2003

Venezia 2

Venezia è sempre stata una magia:
ma d’inverno mi pare ancor più bella,
con la neve, la nebbia, l’acqua alta;
pochi turisti e tanta nostalgia.
Anche la pioggia serve per la scena:
i “masegni” bagnati son lucenti,
pietre preziose, gemme scintillanti.
Come è triste Venezia è una canzone
bella e famosa, ma un po’ menzognera:
è più triste vederla massacrata
da orde di turisti poco attenti
incapaci a gustare la magia
di un luogo così unico e speciale
dove l’inverno è una stagione bella,
una intera stagione di “natale”.
24 novembre 2003

Vent’anni

Inutilmente inseguo i miei vent’anni
voglia di fare, voglia di sapere;
la vita che mi scappa tra le dita
non è più quella che sognavo allora.
Anche se corro, anche se mi affanno,
resta il rimpianto di lasciare indietro
troppe cose da fare e da sapere.
Una vita non basta a soddisfare
tutte le voglie di una mente inquieta,
ma solo una mi è toccata in sorte:
bella, intensa, ma sempre troppo corta
per la smania di fare e di sapere.
Solo una cosa oramai mi tiene vivo,
mentre questo mio corpo va in rovina:
un punto di partenza e uno di arrivo:
la mia voglia di fare e di sapere.

Strana strada

Una strada bellissima, serena
si dipana tra i campi, accanto al fiume;
non rumore di traffico, né fumi
di industriale attentato alla natura.
Solo un brusio di foglie mi accompagna
e il pigolare allegro degli uccelli;
un vento dolce dondola tra i rami,
canta anche l’acqua lenta del gran fiume.
Solitari viandanti vedo avanti;
affretto il passo per interrogarli
dove porti la strada che percorro.
Una strana inquietudine mi prende
via via che la distanza si assottiglia:
mi pare riconoscere tra loro
sembianze note, volti di famiglia;
mi turba un po’ la loro giovinezza
che sembra quasi uscire dai ricordi.
Si stringe adesso il passo in una gola
sempre più triste e cupa ed il cammino
cambia improvvisamente la pendenza,
la strada scende e piomba a precipizio,
il fiume s’è mutato in un torrente
ribollente di schiuma: sto correndo
senza speranza all’ora del giudizio.

L’uomo saggio

L’uomo saggio
Talvolta torna ai vivi;
lascia parlare il cuore, si rilassa.
Ma poi si pente
E senza indugio alcuno
Se ne torna su in cima alla montagna


Sorridere

Ho provato a sorridere alla gente
cedere il passo, essere gentile:
sono cose che pagano all’istante,
chiudono il conto con il mondo ostile.
La simpatia è soltanto il primo passo
che dischiude le porte all’amicizia.
Ama il prossimo tuo come te stesso
è un precetto dettato contro il vizio
di coltivare un “io” troppo invadente,
vizio diffuso, che caratterizza
la società malata d’occidente.
Chi si ritira, chi non scende in lizza
non è un codardo e non sarà perdente
per questa sua rinuncia all’egoismo,
ma avrà scoperto un antidoto potente
contro il proliferare del fascismo.

Il suicidio di Cirano

Deluso e stanco se ne sta Cirano
meditando sull’ultimo commiato;
per una volta uscirà di scena
senza clamore, quasi di soppiatto.
Posa prima la spada, poi la penna;
chiude infine anche il libro di memorie,
alla fiamma l’accosta e la candela
attizza il fuoco su quei fogli amati.
La carta brucia senza crepitare,
s’accartocciano le pagine al calore;
alla fine rimane grigio e vuoto
quel ch’era un monumento di parole.
Parole sparse, adesso, in libertà:
sogno, furore, rabbia, pentimenti,
qualche rimorso, e poi molti rimpianti
una bellezza allegra tra le righe,
amore e morte uniti in un sol canto..
di tutto ciò rimane solo cenere;
stranamente un frammento ancora intatto:
c’è solo un nome, ma non è Rossana.
Il fumo della carta ha disegnato
sul candido soffitto ghirigori
neri, incombenti, quasi minacciosi.
Li riconosce, tetri simulacri:
maledetti pronomi possessivi.
A stormi gli svolazzano dintorno
corvacci scuri, amici della morte.
Il guerriero si sente soffocare,
un tremore lo invade, ed è finita:
lesto lo stilo penetra nel cuore.

Villa Carlotta

Un’esplosione di colori e vita,
svolazzar variopinto di farfalle
nel prato della vita e dentro i cuori;
muta musica allegra di natura
spensierato sognare ad occhi aperti
questi fiori senza significato
suggeriscono a ciechi e sordi servi
di trista scienza e di fredda ragione
che in qualche luogo forse dio esiste.

Guerra

Guerra! Ancora una volta l’animale
uomo dimostra tutta la ferocia
di cui è capace e grida forte: guerra!
La scusa è pronta: serve a eliminare
un dittatore folle e sanguinario;
ma i civili Iracheni sanno bene
che i loro lutti sono procurati
dall’oro nero nella loro terra,
da quel petrolio di cui il mondo ha sete.
Guerra! E l’immondo spettacolo comincia;
tv, giornali, fogli di partito,
tutti lanciati dietro la notizia.
Case sventrate, morti, distruzione:
solo immagini forti nelle case
dove mangia tranquillo l’Occidente,
perché l’Europa si è chiamata fuori
dal massacro bestiale dei civili.
Solo Amerika e Albione sono in pista
per dare al mondo la sua giusta dose
di vigilanza armata sulla pace.
Un tiranno feroce e indipendente
va eliminato anche a caro prezzo:
ma mi domando chi l’ha risparmiato
questo pupazzo folle e la risposta
la sanno tutti, ma non la si dice:
il padre di quel folle che ora grida
“Guerra santa per liberar l’Oriente.”
Ora è finita, dicono i giornali;
ed a qualcuno sembra che dispiaccia.
Ma l’Amerika grassa ha fatto i conti
del guadagno per la ricostruzione.

Lame di luce

Lame di luce tagliano la notte.
Romba il motore e allegri giovanotti
a gran voce reclamano una corsa
che li riporti presto alle lor case.
“Vai Toni, corri, pigia la manetta;
non vorrai mica che di questo passo
ci raggiungano quelli in bicicletta”
E Toni pigia l’acceleratore;
romba il motore, frullano le ruote,
mentre rapide mordono la strada.
Ridono tutti e sono un poco alticci
Dopo una notte brava in discoteca.
Romba il motore e copre anche le risa
di quei cinque ragazzi un po’ sballati.
Lame di luce fendono i segnali
che scorrono veloci e inosservati.
Ce n’era uno che significava
“Curva pericolosa, rallentare.”
Toni non vede, corre dritto e allegro
Verso l’ultima meta; poi lo schianto.

I tuoi occhi

Sento i tuoi occhi che mi scrutan dentro
ma questa cosa non mi da fastidio;
al contrario mi rende assai felice
essere piccola parte del tuo mondo.
E’ uno sguardo che arriva in fondo al cuore
a toccare una corda di amicizia
sincera e forte, che non ha paura
di svelarsi, gioiosa e sorridente.
Ti ricambio ed indago sul tuo viso
se l’amicizia in te ti fa mia uguale.
Sesso non conta, né l’età diversa:
saremo sempre amici, e tanto basta.

dove il cuore

Ho buttato il mio cuore in fondo a un pozzo
profondo e misterioso, con il rischio
di non saper portare in superficie
questo muscolo forte ma insensato.
Ho immerso questo cuore dentro ai miasmi
della città, tra feccia e luridume,
nei fanghi immondi della perversione
e a stento l’ho salvato dalla morte.
Ho lanciato il mio cuore molto in alto
in cima alle montagne, per cercare
quel dio che non esiste, e l’ho portato
subito al suolo, vuoto e sconsolato.
Ora non resta che affidarlo al vento
che lo spinga lontano, senza meta.


l’amicizia


L’amore più sublime è l’amicizia
perché prescinde dall’età e dal sesso;
nasce tra due persone tanto uguali
da avere quasi un unico sentire;
nasce da simpatia, che vuole dire
sentire assieme uguale sentimento.
Amicus alter ego tra gli antichi
non era motto, ma filosofia.
Tu questo sei per me, mio caro amico,
come uno specchio che mi mostra adesso
quale sarei se fossi stato bravo,
meno borioso, meno strafottente.
In te rivedo la mia giovinezza
bella e spavalda, ricca di speranze;
ma lo specchio riflette anche un difetto
che ha segnato per sempre la mia vita:
la presunzione di capire al volo
il pensiero degli altri, della gente.
Sono vecchio ed adesso l’esperienza
mi fa capire come mai l’istinto
sia un valido metro di giudizio.
Una analisi lenta e meditata
mi aiuterà quasi sicuramente
a non prendere qualche cantonata
di cui non avrei tempo per pentirmi.

Pagina bianca

Una pagina bianca è una scommessa
di trovare pensieri e situazioni
che siano degni di lasciare un segno:
corre la penna dall’inchiostro nero;
a poco a poco nasce il mio pensiero
che sulla carta sembra più importante;
subito un altro gli si pone accanto:
partita vinta! Anche questa volta
sono riuscito a partorire versi.

Pourcell

Sull’onda delle note di Pourcell
corro tra i prati, visito giardini
assai curati e tutti ben fioriti;
la fantasia galoppa tra le aiuole
che immagino volute da Re Sole.
Graziose dame mi si fanno incontro
E le saluto con profondo inchino;
là cicisbei galanti, pigramente
sostano, nell’attesa della sera
quando la festa scoppierà giocosa.
Un tuono: è il temporale che si annuncia;
ognuno corre lesto al suo riparo;
corron le dame a gonne sollevate
che scoprono soltanto le scarpette;
corrono i cicisbei, ma senza fretta:
l’acqua piovana è acqua benedetta
per splendidi e fantastici giardini.
22 maggio 2003

i giorni

Ieri e Oggi si sono premurati
di preparare tutto quanto serve
per l’arrivo scontato di Domani;
Ieri è un po’ triste, perché è già passato,
ma Oggi è lieto, perché tutto è pronto.
Quando arriva Domani c’è un problema:
Ieri si sente diventare un altro,
mentre è l’Oggi a prendere il suo posto;
così Domani, diventato l’Oggi,
si prepara all’arrivo del Futuro.
13 agosto 2003

la vita è sogno

la vita è sogno, dicono i poeti:
ogni mattina io mi sveglio e penso
se sono vivo o morto e mi rispondo
che non importa quel che sento e sono.
basta ci sia qualcuno che mi pensa
e divide con me l'ansia e la gioia
20 ottobre 2003

cala la tela

cala la tela: luci spente e buio
sulla scena deserta a segnalare
che è finita la recita per sempre.
repliche no, che non mi basta il cuore.
adesso sono proprio troppo vecchio
il più giovane vecchio grande attore.
appendiamo la giubba, via il cerone;
lacrima vera? no, solo sudore:
tutto finto, illusorio, costruito.
per un pubblico attento e smaliziato
è reciproco inganno dichiarato
è quel gioco crudele che distrugge.
22 ottobre 2003

sogni assassini

cosa fa un sogno, quando è troppo grande?
ti assorbe, ti conquista e poi ti uccide
perchè rimane un sogno, troppo bello,
troppo felice per essere reale.
ma chi non sogna forse era già morto,
forse è l'amara sorte di chi nasce
dal ventre di una donna, dall'amore,
da un altro sogno che da vita e morte:
chi nasce sogna e muore, non c'è scampo.
5 novembre 2003

scrivo

forse se scrivo, scrivo per mostrare
quel che è troppo difficile capire
anche quando è spiegato chiaramente.
ma forse scrivo per poter sognare,
per piegare la vita alla mia voglia,
per credere possibile ogni sogno,
per rendere reale la magia:
solo nelle mie storie c'è la vita
che mi piace e che ho scelto di sognare;
così vedo la vita quotidiana
come una pausa tra una storia e l'altra.




Notte perduta nella nebbia azzurra (1961)

Nel frastuono assordante della notte
del mondo, la mia anima impazzita
cerca smarrita nella nebbia azzurra
la tranquilla viltà dell’uomo ignavo.

Corrono e si rincorrono (1961)

Corrono e si rincorrono,
volano, ronzano girano,
vanno da me a te, da lui a lei,
da te a lui, da lei a me.
Accendono gli occhi dell’innamorato,
se la sua donna le lascia libere
di correre e di rincorrersi;
ravvivano lo sdegno,
aizzano speranze,
frustrano desideri
dell’arrabbiato, dell’ottimista, dell’egoista.
Corrono e si rincorrono,
e corrono da chi le vuole
e giocano con i seri,
e disputano con gli sciocchi
e corrono e ronzano e volano e girano:
sono parole.

Ho portato un granello di sabbia (1961)

Ho portato un granello di sabbia
sulla rena spazzata dal vento.
Ho gettato una goccia di pianto
nelle fresche sorgenti montane
Per sentirmi più vuoto del vuoto,
per fermare gli strali del tempo.
In quei caldi meriggi d’estate
che passavo cuocendomi al sole
sulla diga suonata dai flutti
e dai granchi crocchianti fuor d’acqua,
ho affidato a una vuota conchiglia
il mio inutile sogno d’amore.
Ho portato un granello di sale
sulla spiaggia a salare il gran mare.

Inutile (1961)

Perché semini ancora?
Verrà poi la tempesta
A rovinare il grano

Croci (1961)

Croci bianche in fila brillano al sole
come i denti d’un bimbo addormentato;
raggi di sole su pietose aiuole
inutilmente danzeranno lieti
per destare il giardino abbandonato

Nere macchie di noia (1961)

Appollaiati sui rami più alti
gracchiano e aspettano.
Aspettano come tutti
la morte che giunga veloce.
Ma gli altri l’aspettano per se:
loro la aspettano per gli altri,
i corvi.

sole, non ti credo… (1961)

Sole, guardami in faccia!
Non ti piaccio? E che mi importa!
Quando brilli nel cielo non ti vedo,
quando entri nel cuore non ti sento!
Sole, sentimi bene:
non ti credo!

[EzioDellaGondola]

postato da: poesia alle ore ottobre 31, 2004 17:57 | link |
categorie: poesie dal forum

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