Robertino esce di rado
(piccola ballata un po' banale di una qualsiasi piazza di un qualsiasi paesino dell'Umbria tra la campagna e la prima periferia di una media cittadina italiana di provincia).
Robertino esce di rado qualche volta
con la sua bicicletta che si insinua
pericolsamente nel traffico cattivo
di un paesino piccolo di sensibilità
che più piccolo è difficile da copiare
in una regione,l'Umbria,
grande come la costola minore
di una vasta capitale-
la velocità dello strofinio dei calzoni
vecchi di velluto di anni
oramai lontani
hanno fretta di arrivare al bar "il castellaccio"
dove il vecchio che è alla cassa
sa che gli deve preparare sul bancone
un pacchetto di MS
che il padre freneticamente consumerà
ora dopo ora davanti al focolare-
Robertino con l'altezza statuaria
di un corpo magro che non ingrassa
nemmeno con la voracità di un adulto
che ha salutato sereno le inquietudini
dell'estetica,
non ha fretta di tornare a disturbare
l'anziana zia vicina di casa
stufa del rumore dei camion
che di giorno e di notte sfiorano la casa
oltre ai dispetti del nipote
che gli lasciano sul viso una ruga di preoccupazione
e una smorfia di sorriso.
Robertino raramente sale a veces.
(piccola ballata umbra un po molto banale tradotta in uno spagnolo probabilmente scorretto,ma comunque dedicato a robertino e alla sua velocità pari solo a quella del vento).
Robertino raramente sale a veces
con su bicicleta que se introduce
peligrosamente en el tràfico malo
de un pais pequeno de sensibilidad
què mas pequno es dificil que copiar
en un regione,l'Umbria,
gran coma la costilla menor
de una vasta capital-
la velocidad de la restregadura de los pantalones
viejos de terciopelo de anos ya lejanos
tienen prisa de llegar al bar "il castellaccio"
dònde el viejo que es a la caja
sabe que debe prepare sobre la barra
un paquete de MS
què frenèticamente el padre consumirà
ahora despuès ahora delante del hogar-
Robertino con la altura estatuario
de un cuerpo delgado que no se engorda
tampoco con la voracidad de un adulto
què ya ha saludado sereno las inquietudes de la estètica
no tiene prisa de volver a molestar
la anciana tià vecina
estufa del ruido de los camiones que de dìa y por la noche
le rozan la casa
ademàs de los despechos del nieto
què le dejan sobre la cara una arruga de preoccupaciòn
y una mueca de sonrisa.
Moltitudini a festa
(aspettando di contarsi attorno al tavolo della colazione).
io sono io
tu sei tu dentro me
che diventiamo un noi
per essere io tu lui
e forse dopo lei
lei che attende noi
per decidere se insieme
siamo giusti o non bastiamo
a noi due e a loro tre.
io sono io
e questo lo sapete
tu che sei la grande
lui e lei che sono i piccoli
voi tutti che conoscete
chi sono io quando vi guardo
negli occhi
per contare attorno al tavolo
nostro della colazione
se siamo giusti o non bastiamo.
Non fa una virgola
(come una rosa non fa primavera)
Un punto scritto alla fine
di un discorso
concluso
o semplicemente da riaprire
attesta solamente l'inizio
di un avvio
che daccapo recita la chiusura
letterale
di un concetto
che non ha ne un principio
ne un finale-
così scrivendo punto
noi convochiamo il pensiero successivo
all'ultimo che abbiamo scritto
con l'intento dichiarato
di continuare a punteggiare
ciò che era rimasto in sospeso
tra l'incedere reale
della volontà meno discreta
e la ferrea prosecuzione
della sua vitalità.
Attese quotidiane
"Ci sono novità?"
recita il marito scontento
all'ora di cena
alla moglie appena rientrata dalla spesa
che non ha voluto condividere
con il proprio uomo
quei momenti essenziali
di dialogo
dopo venti anni
di matrimonio-
"ci sono buone notizie?"
disse l'immigrato clandestino
sospirando ansiosamente
all'impiegato di frontiera
di un piccolo paese
dove il pomodoro arricchisce
un po' tutti
e a un po'a tutti
da l'opportunità di campare-
"che notizie mi porti?"
domandò l'anziano pensionato
(uscito il pomeriggio
per andare al campo delle bocce)
all'amico settantenne da poco vedovo
con l'allegria pacata
e frettolosa
di sapere come fosse andata
l'elezione del sindaco del paese-
ihclaf assela
PASQUA
Sì, amo le alture
e le amo anche quando sono Calvario,
perché la luce genera a volte ombre, mai tenebre.
Cristo, che fosti innalzato dagli uomini
per morto vederti e sepolto anche nei cuori,
accendi la stella d'Oriente sui monti più alti
dove la luce del sole permane più a lungo,
e noi tutti Magi saremo
per celebrar la tua nascita
e il tuo volo all'Altissimo.
Sarà questo la Pasqua,
il passaggio che attende ogni nato
trasfigurato da quel tuo involarti,
risorto,
al dominio del nulla durissimo
di questa materia che lega e non nega
il seguir la tua ascesa.
AVVISAGLIE DI TARDIVA PRIMAVERA
Dedicata a nuovodizecca
Passeggiando quest’oggi
ho calpestato la trina
delle ombre dei rami ancor spogli.-
Alitava ponente
intiepidito dai pià caldi raggi del sole
e i resti della neve sui monti
erano vesti candide
di infanzie pertinaci.
La mia mente è volata nel cielo
in cerca di rondinelle avvertite:
spasimato era il mio cuore
per i tetti che non son loro più casa.
Tra le trine dei rami
sull’argine ho visto
partoline ammiccanti
cui lasciavano luogo le mammole.
Ho sofferto la pena
dei tanti miei cari volati
a cercare l’immenso
dove anche il povero è lieto
per il tepore perpetuo
penosamente raggiunto.
Una voce di donna lontana
m’ha illuso di un richiamo di mamma
di cui pure in vecchiezza
sento premente il bisogno.
E sogno la nave
su cui anch’io salirò
con nel cuore la pena
di coloro che dovrò abbandonare.
Rieti, martedì 15 marzo 2005
L’OSTERIA NAZIONALE NELL’ERA DELLA CASSA DELLE LIBERTA
Cronicario di politici uomini e accadimenti
(Fondata nella primavera del 1979
0
IL PERCHÉ DELL’INVIO A DISTANZA D’NNI
Io vi esorto alla storie, cittadini,
pur se sono di Foscolo meno alto:
vorrei non rinarrare dei cretini
che salgono gridando sullo spalto.
Si rivolta! Chi perder non sa smalto
Voti ma solo in vista di destini,
di chi è al poter con cuore di basalto,
è guai all’Italia più non ne combini.
Sursum corda! compagni ed elettori:
è l’ora di cambiar musica, e questo
è pensar dei più poveri ai destini.
Disoccupati avremo gli intestini
Se non si caccia il ricco disonesto
Che fa il mestiere di cacaquattrini.
POSTELETTORALE DEL PALLONCINO BUCATO
I
CHI HA VINTO?
Dopo qualsiasi evento elettorale
è inutile sentire i contendenti:
anche chi è andato più male del male
te o trovi più urlante dei vincenti.
Ma metterlo a verbale a cosa vale?
Chi per caso tifava pei perdenti
pur se pare venir da un funerale
ride che puoi contargli tutti i denti.
O Marinetti che le puttanelle
“Logiche” eran nella “Distruzione”
Potresti oggi vederne delle belle.
Oggi onestà equivale a corruzione,
la storia cede l passo alla storielle
ed il giusto è al mercato, sul bancone.
II
LA SORDITẢ NEL BAGNO DI SARDEGNA
Prendiamo per esempio Berlusconi
Con tutti i tirapiedi e i porta borse,
lo direm sordo? Sì, in buoni soldòni
ma per il bagno di Sardegna forse.
La sua parte è cercata dai becchini?
Ma no! sono solo asini da corse
Lascian palline sui loro cammini
Che degli stercorari son risorsde
Sì, non è bene dire il vero, è un rischio:
dire la verità ma mascherata,
che tanto è tale che risponde a fischio.
Persin la Lega fa la baggianata
di scambiare il diluvio col nevischio:
piange e il naso la mostra raffreddata.
III
MORE SOLITO: HA VINTO SOPRATTUTTO CHI HA PERSO
Chi ha sol tre voti in più grida: rimpasto!”
Dico: se la farina è poi la stessa
si fa un discorso da asino da basto,
per cui rispondo; “Accà nisciuno è fesso.”
Ma è meglio non toccare questo tasto,
perché se no si finisce nel cesso:
nella mente dei più c’è qualche guasto
che provoca l’arresto del progresso.
Persin Di Pietro, l’Alessandra, Occhetto
cantan vittoria, e il vero vincitore
è sempre chi vuol metter gli altri al ghetto.
Ora il disoccupato con dolore
Per lavorar fa pratica e in difetto
di compenso arricchisce il suo datore.
IV
GLOBALIZZIAMO INSIEM RICCHEZZA E FAME
Adesso il verbo è globalizzazione:
“Se mi imponi le imposte vo in Oriente,
dove costa di men la produzione
e chi lavora becca poco o niente.”
Quella degli incentivi è un’equazione
che per chi ha già si mostra intelligente:
il padrone riceve in comunione
quanto vien dato a lui ed al dipendente.
Io conosco ragazzi già maturi
per i quali lo Stato dà risorse
facendo in modo poi che alcun si curi
d’accertare se entrino in più borse.
Co.co.co-coccodè son tempi duri
Per chi alla sorte la mammella morse. (1)
IV
E TORNIAMO AL FORZIERE BERLUSCONI
Pare che abbia avvocati a profusione
che prendon soldi e aiutano a trovarne
e a non lasciarlo entrar nella prigione
che d’uomini così non sa che farne.
Ogni parlamentare è un epulone
ed è sicuro di poter beccarne
fino che campa, perché ha la pensione
e di quelle non certamente scarne.
Alle camere entrato la sua vita
non ha problemi se non di salute
pur se nessun di lui la voce ha udita.
E questo aiuta le persone astute
che san servire chi a servir li invita
e dir sì e no ma da persone mute.
V
PERDONAR CONDONAR FORNIRE MEZZI
Bisogna consumare: chi produce
deve pur incassar dando il prodotto!
quando gli pare d’aver poca luce
i suoi lavorartor pagan lo scotto.
Tra le classi la guerra si conduce
proprio così, persino a chi è decotto:
levando a chi non ha al padron s’adduce,
condonar per avere: questo è il motto.
Economia creativa da Tremonti
che Berlusconi approva per paura
che dal suo carro ancor la Lega smonti
sapendola di tempra e testa dura.
A Fini cosa fa? Chiede rimpasti,
di potere Tremonti lasciar monco
e sol con una mano prenda i pasti.
Ma che se quello lascia tutto in tronco
lui sarà il primo ad averne dei guasti
e a rimaner così tapino e cionco.
Rieti, venerdì 18 giugno 2004
VOGLIOSO DI TORNARSENE AL MARE IL GIULARE AZZOPPATO E ORMAI VEGLIARDO SI SCUSA PER LA POCHEZZA.
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(1) Al mio paese, Poggio Moiano in provincia di Rieti, si canta queste stornello:
Tristu chi è natu ped fjine a garzone,
l’ha moccecatu lu zinnu alla mamma.
Triste chiè nato per fare il garzone.
Ha morso la mammella della mamma.
Luigi Melilli