28/03/2005

Poesie di ihclaf assela

Robertino esce di rado
(piccola ballata un po' banale di una qualsiasi piazza di un qualsiasi paesino dell'Umbria tra la campagna e la prima periferia di una media cittadina italiana di provincia).

Robertino esce di rado qualche volta
con la sua bicicletta che si insinua
pericolsamente nel traffico cattivo
di un paesino piccolo di sensibilità
che più piccolo è difficile da copiare
in una regione,l'Umbria,
grande come la costola minore
di una vasta capitale-

la velocità dello strofinio dei calzoni
vecchi di velluto di anni
oramai lontani
hanno fretta di arrivare al bar "il castellaccio"
dove il vecchio che è alla cassa
sa che gli deve preparare sul bancone
un pacchetto di MS
che il padre freneticamente consumerà
ora dopo ora davanti al focolare-

Robertino con l'altezza statuaria
di un corpo magro che non ingrassa
nemmeno con la voracità di un adulto
che ha salutato sereno le inquietudini
dell'estetica,
non ha fretta di tornare a disturbare
l'anziana zia vicina di casa
stufa del rumore dei camion
che di giorno e di notte sfiorano la casa
oltre ai dispetti del nipote
che gli lasciano sul viso una ruga di preoccupazione
e una smorfia di sorriso.

Robertino raramente sale a veces.
(piccola ballata umbra un po molto banale tradotta in uno spagnolo probabilmente scorretto,ma comunque dedicato a robertino e alla sua velocità pari solo a quella del vento).

Robertino raramente sale a veces
con su bicicleta que se introduce
peligrosamente en el tràfico malo
de un pais pequeno de sensibilidad
què mas pequno es dificil que copiar
en un regione,l'Umbria,
gran coma la costilla menor
de una vasta capital-

la velocidad de la restregadura de los pantalones
viejos de terciopelo de anos ya lejanos
tienen prisa de llegar al bar "il castellaccio"
dònde el viejo que es a la caja
sabe que debe prepare sobre la barra
un paquete de MS
què frenèticamente el padre consumirà
ahora despuès ahora delante del hogar-

Robertino con la altura estatuario
de un cuerpo delgado que no se engorda
tampoco con la voracidad de un adulto
què ya ha saludado sereno las inquietudes de la estètica
no tiene prisa de volver a molestar
la anciana tià vecina
estufa del ruido de los camiones que de dìa y por la noche
le rozan la casa
ademàs de los despechos del nieto
què le dejan sobre la cara una arruga de preoccupaciòn
y una mueca de sonrisa.

Moltitudini a festa
(aspettando di contarsi attorno al tavolo della colazione).

io sono io
tu sei tu dentro me
che diventiamo un noi
per essere io tu lui
e forse dopo lei
lei che attende noi
per decidere se insieme
siamo giusti o non bastiamo
a noi due e a loro tre.
io sono io
e questo lo sapete
tu che sei la grande
lui e lei che sono i piccoli
voi tutti che conoscete
chi sono io quando vi guardo
negli occhi
per contare attorno al tavolo
nostro della colazione
se siamo giusti o non bastiamo.

Non fa una virgola
(come una rosa non fa primavera)

Un punto scritto alla fine
di un discorso
concluso
o semplicemente da riaprire
attesta solamente l'inizio
di un avvio
che daccapo recita la chiusura
letterale
di un concetto
che non ha ne un principio
ne un finale-

così scrivendo punto
noi convochiamo il pensiero successivo
all'ultimo che abbiamo scritto
con l'intento dichiarato
di continuare a punteggiare
ciò che era rimasto in sospeso
tra l'incedere reale
della volontà meno discreta
e la ferrea prosecuzione
della sua vitalità.

Attese quotidiane

"Ci sono novità?"
recita il marito scontento
all'ora di cena
alla moglie appena rientrata dalla spesa
che non ha voluto condividere
con il proprio uomo
quei momenti essenziali
di dialogo
dopo venti anni
di matrimonio-

"ci sono buone notizie?"
disse l'immigrato clandestino
sospirando ansiosamente
all'impiegato di frontiera
di un piccolo paese
dove il pomodoro arricchisce
un po' tutti
e a un po'a tutti
da l'opportunità di campare-

"che notizie mi porti?"
domandò l'anziano pensionato
(uscito il pomeriggio
per andare al campo delle bocce)
all'amico settantenne da poco vedovo
con l'allegria pacata
e frettolosa
di sapere come fosse andata
l'elezione del sindaco del paese-

ihclaf assela

postato da: poesia alle ore marzo 28, 2005 18:08 | link |
categorie: poesie dal forum
04/03/2005

Poesie di Luigi MELILLI

 PASQUA

Sì, amo le alture
e le amo anche quando sono Calvario,
perché la luce genera a volte ombre, mai tenebre.
Cristo, che fosti innalzato dagli uomini
per morto vederti e sepolto anche nei cuori,
accendi la stella d'Oriente sui monti più alti
dove la luce del sole permane più a lungo,
e noi tutti Magi saremo
per celebrar la tua nascita
e il tuo volo all'Altissimo.
Sarà questo la Pasqua,
il passaggio che attende ogni nato
trasfigurato da quel tuo involarti,
risorto,
al dominio del nulla durissimo
di questa materia che lega e non nega
il seguir la tua ascesa.


AVVISAGLIE DI TARDIVA PRIMAVERA

 

              Dedicata a nuovodizecca

 

Passeggiando quest’oggi

ho calpestato la trina

delle ombre dei rami ancor spogli.-

Alitava ponente

intiepidito dai pià caldi raggi del sole

e i resti della neve sui monti

erano vesti candide

di infanzie pertinaci.

 

La mia mente è volata nel cielo

in cerca di rondinelle avvertite:

spasimato era il mio cuore

per i tetti che non son loro più casa.

 

Tra le trine dei rami

sull’argine ho visto

partoline ammiccanti

cui lasciavano luogo le mammole.

 

Ho sofferto la pena

dei tanti miei cari volati

a cercare l’immenso

dove anche il povero è lieto

per il tepore perpetuo

        penosamente raggiunto.

 

Una voce di donna lontana

m’ha illuso di un richiamo di mamma

di cui pure in vecchiezza

sento premente il bisogno.

 

E sogno la nave

su cui anch’io salirò

con nel cuore la pena

di coloro che dovrò abbandonare.

 

Rieti, martedì 15 marzo 2005

 



L’OSTERIA NAZIONALE NELL’ERA DELLA CASSA DELLE LIBERTA

Cronicario di politici uomini e accadimenti

(Fondata nella primavera del 1979

 

 

 

0

IL PERCHÉ DELL’INVIO A DISTANZA D’NNI

 

Io vi esorto alla storie, cittadini,

pur se sono di Foscolo meno alto:

vorrei non rinarrare dei cretini

che salgono gridando sullo spalto.

 

Si rivolta! Chi perder non sa smalto

Voti ma solo in vista di destini,

di chi è al poter con cuore di basalto,

è guai all’Italia più non ne combini.

 

Sursum corda! compagni ed elettori:

è l’ora di cambiar musica, e questo

è pensar dei più poveri ai destini.

 

Disoccupati avremo gli intestini

Se non si caccia il ricco disonesto

Che fa il mestiere di cacaquattrini.

 

 

POSTELETTORALE DEL PALLONCINO BUCATO

 

I

CHI HA VINTO?

 

 

Dopo qualsiasi evento elettorale

è inutile sentire i contendenti:

anche chi è andato più male del male

te o trovi più urlante dei vincenti.

 

Ma metterlo a verbale a cosa vale?

Chi per caso tifava pei perdenti

pur se pare venir da un funerale

ride che puoi contargli tutti i denti.

 

O Marinetti che le puttanelle

“Logiche” eran nella “Distruzione”

Potresti oggi vederne delle belle.

 

Oggi onestà equivale a corruzione,

la storia cede l passo alla storielle

ed il giusto è al mercato, sul bancone.

 

 

II

LA SORDITẢ NEL BAGNO DI SARDEGNA

 

 

Prendiamo per esempio Berlusconi

Con tutti i tirapiedi e i porta borse,

lo direm sordo? Sì, in buoni soldòni

ma per il bagno di Sardegna forse.

 

La sua parte è cercata dai becchini?

Ma no! sono solo asini da corse

Lascian palline sui loro cammini

Che degli stercorari son risorsde

 

Sì, non è bene dire il vero, è un rischio:

dire la verità ma mascherata,

che tanto è tale che risponde a fischio.

 

Persin la Lega fa la baggianata

di scambiare il diluvio col nevischio:

piange e il naso la mostra raffreddata.

 

III

MORE SOLITO: HA VINTO SOPRATTUTTO CHI HA PERSO

 

Chi ha sol tre voti in più grida: rimpasto!”

                      Dico: se la farina è poi la stessa

si fa un discorso da asino da basto,

per cui rispondo; “Accà nisciuno è fesso.”

 

Ma è meglio non toccare questo tasto,

perché se no si finisce nel cesso:

nella mente dei più c’è qualche guasto

che provoca l’arresto del progresso.

 

Persin Di Pietro, l’Alessandra, Occhetto

cantan vittoria, e il vero vincitore

è sempre chi vuol metter gli altri al ghetto.

 

Ora il disoccupato con dolore

Per lavorar fa pratica e in difetto

di compenso arricchisce il suo datore.

 

 

IV

GLOBALIZZIAMO INSIEM RICCHEZZA E FAME

 

Adesso il verbo è globalizzazione:

“Se mi imponi le imposte vo in Oriente,

dove costa di men la produzione

e chi lavora becca poco o niente.”

 

Quella degli incentivi è un’equazione

che per chi ha già si mostra intelligente:

il padrone riceve in comunione

quanto vien dato a lui ed al dipendente.

 

Io conosco ragazzi già maturi

per i quali lo Stato dà risorse

facendo in modo poi che alcun si curi

 

d’accertare se entrino in più borse.

Co.co.co-coccodè son tempi duri

Per chi alla sorte la mammella morse. (1)

 

IV

E TORNIAMO AL FORZIERE BERLUSCONI

 

Pare che abbia avvocati a profusione

che prendon soldi e aiutano a trovarne

e a non lasciarlo entrar nella prigione

che d’uomini così non sa che farne.

 

Ogni parlamentare è un epulone

ed è sicuro di poter beccarne

fino che campa, perché ha la pensione

e di quelle non certamente scarne.

 

Alle camere entrato la sua vita

non ha problemi se non di salute

pur se nessun di lui la voce ha udita.

 

E questo aiuta le persone astute

che san servire chi a servir li invita

e dir sì e no ma da persone mute.

 

V

PERDONAR CONDONAR FORNIRE MEZZI

 

Bisogna consumare: chi produce

deve pur incassar dando il prodotto!

quando gli pare d’aver poca luce

i suoi lavorartor pagan lo scotto.

 

Tra le classi la guerra si conduce

proprio così, persino a chi è decotto:

levando a chi non ha al padron s’adduce,

condonar per avere: questo è il motto.

 

Economia creativa da Tremonti

che Berlusconi approva per paura

che dal suo carro ancor la Lega smonti

sapendola di tempra e testa dura.

 

A Fini cosa fa? Chiede rimpasti,

di potere Tremonti lasciar monco

e sol con una mano prenda i pasti.

 

Ma che se quello lascia tutto in tronco

lui sarà il primo ad averne dei guasti

e a rimaner così tapino e cionco.

 

Rieti, venerdì 18 giugno 2004

 

VOGLIOSO DI TORNARSENE AL MARE IL GIULARE AZZOPPATO E ORMAI VEGLIARDO SI SCUSA PER LA POCHEZZA.

 

---------

(1)                        Al mio paese, Poggio Moiano in provincia di Rieti, si canta queste stornello:

 

Tristu chi è natu ped fjine a garzone,

l’ha moccecatu lu zinnu alla mamma.

 

Triste chiè nato per fare il garzone.

Ha morso la mammella della mamma.

                                                  


  Luigi Melilli

postato da: poesia alle ore marzo 04, 2005 10:40 | link |
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