13/10/2005

Poesie di... Eraldo Odasso

ATTIMI

Un'ombra allungata

sulla vita

ha incatenato le speranze

in un angolo d'angoscia.

Bagliori improvvisi

ne squarciano il velo.

             Attimi.

Lontani riflessi

riportano l'eco

di una illusione.

             E attese

di altri frammenti

di luce.

Attimi che ho creduto

valessero la vita

solo

trafiggono l'anima.

 

 

COMMEDIA

Sogno la vita

accesa nell'alba

in un sorriso di luce.

 

Non riconosco la vita

ad ogni risveglio

quando muoiono

le illusioni

travolte dal delirio

dell'umanità.

 

 

Vivo ogni giorno

quest'umana commedia

senza più lo stupore

dell'innocenza.

Fugaci comparse

d'incomprese bontà

dimenticate

nel solito copione

di malvagità.

Scene ormai logorate

mentre guardo dal loggione

nell'impotenza colpevole

dello spettatore.

 

Ho sognato

d'essere attore

sulla scena.

 

 

Nell'ombra della platea

flebile

scendeva la mia voce

in un vuoto silenzio.

 

 

                     RICORDARE CATULLO

Soles occidere et redire possunt.

 E' un inganno

 la morte del giorno

 se poi altri giorni

 m'inseguono

 uccidendomi a poco a poco.

 Notti lievitanti

 di illusioni

 fugate dal ritorno

 di nuove certezze

 che ricondensano

 l'infelicità.

  

 

Nobis, cum semel occidit brevis lux,

 nox est perpetua una dormienda.

 Molecola di polvere

 la nostra vita

 e l'universo impassibile

 macina i millenni.

 Almeno riposerò al termine

 di questa luce

 così breve.

  

 

Vivamus, mea Lesbia, atque amemus.

 E' amore

 accarezzarti

 nell'autunno della vita

 quando il tuo viso

 non nasconde più la fretta

 del tempo.

 Confondere le lacrime

 sui nostri passi

 incerti

 verso la meta

 che ci affatica

 insieme.

 

 

   

LETTERE A BETTY

 Volando dalla nostra terra

 ho visto il sorriso dei tuoi occhi

 in un riflesso del sole sul mare.

 Non indugiare nelle tue preghiere

 per me, Betty.

 I nostri sogni di gloria

 pascoleranno sulle risaie del Viet-Nam.

  

 

Fa caldo, Betty, in questa terra

 maledetta. Fa caldo, oggi.

 E’ un diluvio di fuoco

 che piove sulle nostre casematte

 e le risaie ribollono

 come un mare in tempesta

 sospinto dall’ira di mille demoni.

 Gente dalle cento vite,

 lo sguardo di un fanciullo

 che muore per gioco.

 Dì una preghiera, Betty, per me.

  

 

Il mento è annerito, Betty,

 in queste stagioni interminabili

 come le nostre pianure,

 orizzonte infinito della nostra vergogna.

 Non baciare, Betty, le nostre zolle

 che odorano di sangue

 se da esse germoglia la morte.

 In queste risaie vermiglie

 s’annegano i vecchi,

 le madri dal ventre rigonfio:

 in esse s’acquieta per sempre

 l’arsura del fosforo bianco.

 Non interrompere, Betty,

 mai più le tue preghiere.

  

 

Domani tornerò, Betty.

 Sento il calore del sole

 accarezzarmi le occhiaie vuote

 solchi di sangue

 in cui berrà per sempre

 il ricordo di tanta vergogna.

 Non vedrò mai più le tue lacrime

 sulle tue preghiere,

 ma i petti squarciati dei bimbi

 e risaie di sangue.

 I miei occhi.

 Li ho lasciati

 in un angolo maledetto

 di questa terra

 odorante d’immortalità.

   

 

  VIVERE

 Non più dondolio lieve

 di foglia caduta

 ma vertigine

 il mio volo verso l'abisso.

 Percorro amiche un tempo

 iridescenze dell'anima

 che si spengono

 doloranti

 sull'ultima pagina

 della vita

 dove tutto s'acquieta

 in un silenzio lieve.

  

 

Ascoltare ancora

 quelle voci sommesse

 alle radici della vita

 e cercare Dio

 

 

in questi grovigli dell'anima.

 

 

 

 

E anche piangendo

 

 

vivere.

 

 

 

 

 

SGUARDI SULLA VITA

 

 

 

 

 

 

Occhi appena aperti alla vita

dal grembo di una madre al pianto

d’essere solo a vivere.

Fragile fiore

infrange la crosta sottile.

S’inchinerà stanco al tramonto.

 

 

 

Occhi che vedono

l’ansimare della vita

sui sogni dispersi a dimenticare

del primo risveglio la memoria.

 

 

 

Il tempo flagella i vani

tentativi di tramutare in oro

la pietra della vita

e già declina

sugli occhi stanchi

per le alchimie perdute.

 

 

 

Oggi

si sono chiusi gli occhi

di un bimbo senza nome

e par che sorrida così freddo

oltre la soglia di un sogno

incominciato forse soltanto

nel grembo della madre.

 

 

 

Sguardi sulla vita.

Occhi che per sorridere

devono morire.

 

DELIRIO

 

  

 

Non è luce ancora

e già stanco mi geme dentro il tremito

dell’abbandono

di fronte a quel salto di roccia

estremo confronto

d’una giovinezza lontana.

 

 

 

Nell’orrido

il sorriso d’un fiore

irraggiungibile

riflette gli anni lontani

che tornano a volte

per inchiodare

nella mente il tempo

                                         da dimenticare.

 

 

 

Voli di gracchi intorno

a ridere delle mie paure.

 

 

 

Una mano invisibile

mi sradica dal mondo

oltre quel cono di luce

mentre lassù

una croce aspetta

che disperato deponga

crocifisso

il mio delirio.

 

 

 

 

VOCE

 

 

                        Voce

 

                        da anni muta

                        crocifissa alla terra

                        uccisa dai tumulti del cuore.

 

 

 

                        Volevo scendere negli abissi

                        della vita

                        per fuggire i frastuoni

                        che uccidono il silenzio

                       e riscoprire il senso

                        d’un cammino disperso.

 

 

 

                        Volevo piangere

                        in silenzio

                        le delusioni, i sogni

                        traditi, le promesse

                        tradite, gli affetti

                        traditi.

 

 

 

                        Volevo riscoprire

                        le luci lontane dimenticate

                        e riaccenderle oggi

                        accettando il rischio di vivere

                        per non morire.

 

 

 

                        E poi riemergere

                        alla vita.

 

 

 

 

TEOREMA

 

                                       Se fossi vissuto

                                       attraverso i secoli,

                                       se avessi contato

                                       tutti i tramonti

                                       arrossati,

                                       se fossi morto ogni sera

                                       per rinascere

                                       in una vana attesa,

                                       se avessi pianto

                                       infinite volte

                                       questo teorema perfetto

                                       della malvagità umana,

                                       oggi

                                       pregherei ancora

                                       d’amore.   

 

 

 Eraldo Odasso

 

postato da: poesia alle ore ottobre 13, 2005 19:45 | link |
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