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Cime di rugiada
Antiche come le montagne sono gli sguardi del sole che ride davanti ai passagi che l'umanità di corsa ogni giorno affronta con il cuore in gola e la spada in mano per giocarsi il tempo che d'inverno e d'estate va e viene con alterne fortune-
antichi come i sentieri in mezzo alla montagna sono gli squarci di saggezza che l'uomo dopo un violento temporale si legge a tavola insieme alla propria famiglia ed un'amico che la notte passata ha dormito dalla propria compagna allietati dal silenzio del suono di un ruscello che scorre tra le righe di un disco-
oggi le montagne sono come ieri alte ghiacciate su in cima e sempre innevate a gennaio ma a differenza di qualche millennio passato di giorno c'è sempre aperto un ristorante che offre cioccolata calda ed una grappa alpina a chi riposa il suo corpo e la fatica davanti al focolare perpetuo di questo chalet adibito al commercio-
antiche come le montagne sono le scarpe che le percorrono oramai da quel lontano inverno quando nacque la luce del sole che ogni mattina ed ogni imbrunire si ferma sereno sulle cime coperte di rugiada che quasi sembrano essere un'austero campanile che sovrasta il centro del paese.
[sottigliezze scritte di getto]
Il Dio che la notte apre gli occhi per interrogare l'indolente ricerca di un qualche fondamento che fisicizzi la finitezza dell'uomo che si crede Signore onnipotente (grazie all'autoesaltazione del suo io) arriva puntuale tutte le sere che al calar dei pensieri l'uomo si sofferma un istante a riflettere cosa ha significato lo scorrere velocemente profano del tempo che lascia uno spazio ampio di troppo per tutti quei movimenti della mente che non si radicano in terra.
l'acqua un cerchio che si allarga di getto continuamente invogliata a girare su di se come su se stessa corre veloce lasciando alle spalle la forza che la spinge ad andare in avanti sempre eretta e concentrica nei suoi pensieri che si girano e si rigirano si contorce e si avviluppa ammalia l'affluenza dell'energia che la sorrregge e mai l'abbandona. a costo di fermarsi un istante per dissetarsi.
Frangenti dipinti (sospesi su tele che non hanno confini).
il buio del cielo notturno di una fredda notte invernale che non smette mai di essere profondamente nera (sospesa tra la cima di una collina e un vigneto in basso accanto alla strada) lentamente si schiude con calma lasciando allo scurire del giorno che arriva sparse gocce di rugiada che durante il passagio delle stelle stavano dormendo di gusto con tatto.
Moltitudini a festa (aspettando di contarsi attorno al tavolo della colazione).
io sono io tu sei tu dentro me che diventiamo un noi per essere io tu lui e forse dopo lei lei che attende noi per decidere se insieme siamo giusti o non bastiamo a noi due e a loro tre. io sono io e questo lo sapete tu che sei la grande lui e lei che sono i piccoli voi tutti che conoscete chi sono io quando vi guardo negli occhi per contare attorno al tavolo nostro della colazione se siamo giusti o non bastiamo.
Non fa una virgola. (come una rosa non fa primavera)
Un punto scritto alla fine di un discorso concluso o semplicemente da riaprire attesta solamente l'inizio di un avvio che daccapo recita la chiusura letterale di un concetto che non ha ne un principio ne un finale-
così scrivendo punto noi convochiamo il pensiero successivo all'ultimo che abbiamo scritto con l'intento dichiarato di continuare a punteggiare ciò che era rimasto in sospeso tra l'incedere reale della volontà meno discreta e la ferrea prosecuzione della sua vitalità.
Manifesto dell'ignorante innominabile (io e la mia persona).
Scrivere una poesia senza sapere la metrica la rima o la prassi con cui scriverla potrebbe essere denigratorio come scrivere di narrativa senza aver letto perlomeno Dante il Manzoni o Petrarca-
scusatemi sommi poeti a voi e a tutti gli scrittori seri che di questa passione ne fanno un arte salvifica vi chiedo perdono-
ma non deridete quelli che come me scrivono a ruota libera senza avervi mai letto come si deve e come si deve non riusciranno sicuramente a esprimere niente in forma di prosa-
non giudicate ignoranza la sensibilità che spinge una persona di bassa cultura come la mia a prendere carta e penna e con l'inchiostro dare libera via ai pensieri sparsi da raccogliere che raccontano comunque sprazzi di vita piacevolmente bisognosi di esprimersi in versi assenti di licenze poetiche-
al mondo serio di chi scrive con rigore di poeta chiedo umilmente il permesso di farne parte secondo la mia natura imperfetta di chi ama semplicemente sporcare la carta con sottigliezze scritte di getto.
iclhaf assela
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