VERBALE DELLA GIURIA
La giuria del premio letterario “Una poesia per Pamparato”, edizione 2009, composta da Luca Necciai (Presidente), Marita Rosa e Remigio Bertolino, dopo aver esaminato gli elaborati pervenuti alla segreteria del Concorso, ha espresso all’unanimità la seguente graduatoria:
1° Premio alla poesia: “D’ALTROVE”
di STURLA MILES
2° Premio alla poesia: “TURBINANDO”
di AIME AGOSTINO
3° Premio alla poesia: “GENESI”
di MANTISI CRISTINA
Ha inoltre deciso di conferire la Segnalazione di merito alle seguenti poesie:
- “VAGHEZZA” di GINO GIULIA
- “GENESI” di ODASSO PAOLO
MOTIVAZIONI DELLA GIURIA
Alla poesia “D’ALTROVE” - 1° PREMIO
Un profondo legame d’amore con la terra e un’armonia senza tempo – custode, quest’ultimo di risposte e di preghiere – dominano questa poesia che inizia con versi di limpida forza nei quali appare la meraviglia di fronte a ciò che è semplice e naturale ma, al tempo stesso, misterioso.
E’ presente anche la consapevolezza che tutto ciò che è stato dato, frutto della fatica, non si cancella ma entra nel “grande mare” della memoria a beneficio di una vita che di continuo rigermina – germinerà il seme di un nuovo mattino.
Il testo, inoltre, ha un incedere meditativo che esprime una pacata saggezza e ricorda l’atmosfera di certi memorabili versi di Mario Luzi.
TUTTE LE POESIE:
D’ALTROVE
Tu non sai il silenzio antico
di queste colline
nascosto in anfratti di muschi e di licheni!
La fatica di sangue e sudore
dell’uomo chino sulla terra
né il passo greve del contadino
e i canti all’osteria.
Tu sei straniera qui, creatura d’altrove
là dove il mare racconta altre storie
e uomini duri fondano città sulla pietra.
Hai cercato voci e parole
tra i muri grigi delle case
e nelle navate scure delle chiese
ma il tempo ha custodito risposte e preghiere.
Ascolta la voce del vento
quando la notte geme sui crinali
corteggiando betulle e castagni,
scenderai allora a gesti non compiuti
e il cuore, tornato fanciullo
germinerà il seme di un nuovo mattino.
STURLA MILES
TURBINANDO
Il vento è impaziente come me
per questo mi piace, un po’ mi appartiene.
Mi affascina la sua forza
che trascina
trasporta
spinge e gonfia
frulla fantasie
estrae profumi
fa risaltare profondità
sovrappone
scuote dall’indifferenza
e turbinando imprevedibile, irrispettoso
crea all’intorno un senso di sorpresa.
A volte lo vorrei raccogliere nel pugno
ma mi piace che non si lasci afferrare
non sarebbe più il vento.
AIME AGOSTINO
GENESI
Mi ha preso
l’onda dal soffio selvaggio
e il mio respiro
è diventato vela
inseguita dal vento.
Cercando i pensieri,
annullando l’anima mia
stessa essenza di mare
ho desiderato orizzonti
sulle creste schiumose
cercando altri mari,
peregrinando sempre
senza voler mai
nell’inconscio più nascosto
approdare su sconosciuti lidi.
E la mia paura
è diventata drago,
ha risvegliato il mostro
dalle fauci d’acqua,
la piovra dimenticata
negli abissi della mente.
E in tutto quel mare
ho lasciato che l’anima
naufragasse di nuovo
non più schiava del pensiero,
ma persa in verità assolute
libera di nascere
mille volte ancora
in mille gocce… ancora.
MANTISI CRISTINA
VAGHEZZA
Un cielo stellato
Racchiude strani tramonti:
Una prateria
Di pensieri
Ed una lacrima
Di incertezza.
Una mano
Si posa leggera
Sul tuo viso
Che
È invisibile.
Il contatto
Brucia
Sulla pelle
Come fuoco
Come cenere.
A volte
Non si trovano
Le parole adatte
Per descrivere ciò
Che si ascolta.
Il silenzio è
La prova più grande
Da superare.
GINO GIULIA
GENESI
In principio Dio creò il cielo e la terra……………Gen 1.1
…….Dio disse:” sia la luce” e la luce fu…………Gen 1.3
Tutto viene!
Come uno sciame
esploso nel vento.
L’uomo,
nudo di se stesso,
accecato dai primi
bagliori,
tronca il cordone ombelicale
che lo ancora al buio.
Libero da ogni vincolo
e arbitro della propria genesi
decide il suo cammino
liberando i suoi passi.
“Io sono voce di uno che grida nel deserto…….Is 40.3
La sabbia nasconde i passi
e confonde la strada.
Sperduto,
vestito di nulla,
affossato da sogni spezzati.
Smarrito in un vuoto labirinto
di anime algide.
Il suo grido lampeggia
tra mille dune senza orizzonti.
Cos’è stato
della speranza?
…”Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri…..Gv. 13.34
E’questo infine!
Secoli di sguardi e di urla nei venti
hanno generato lacrime amare.
Lavati gli occhi,
l’uomo torna alla genesi
e nudo di tutto il passato
si rispecchia nelle sue orme.
Inizia ora
il senso delle cose compiute,
come uno sciame
esploso nel vento.
ODASSO PAOLO
LE PORTA IL VENTO
Le ha portate quel dolce vento,
avvolte dal fruscìo, le tue parole,
quando sussurrava per allietare
la nostra scanzonata primavera
Correva lieve per regalarle a me
porgendole come soave musica
nell’espandersi liete per l’infinito,
nell’azzurro, ad esiliare le nuvole
Non s’accese mai luce del giorno
dove l’eco della tua delicata voce
posata sopra ad un cavallo alato
non giungesse a rallegrarmi l’ore
Dentro al giardino della vita mia
la gioia seminò sopra al sentiero:
volando come il fido messaggero
che il miracolo tende a rinnovare
Arrivò l’estate col suo cielo terso,
dove il vento continuò a soffiare:
rondini in volo come a disegnare
la magica bellezza del momento
I morbidi voli creati dalla fantasia
or colgon la dolcezza del domani
nel tenero filo ch’è nelle tue mani
che strada indica al tuo destriero
Su quelle strade vive ancora luce
come nell’alba d’un nuovo giorno:
miste al fruscìo che ancora sento
vivon le parole e …le porta il vento.
ROSSI ATTILIO
IL TORRENTE
Scorre allegro
verso valle
spumeggiante
quasi fosse adorno
di preziosi merletti.
Lungo le sponde
al suo passaggio
s’inchinano riverenti
i sottili giunchi
che ondeggiando
firmano una coreografia d’autore.
Gonfio d’acqua
trascina a valle
speranze ed affanni
del montanaro
che vigile lo osserva
e l’accompagna
verso il piano
con lo sguardo amico
che si infrange nelle sue onde
come il blu del cielo
ed il candore delle nuvole
che lo attraversano.
CAMAGLIO PIERA
PAMPARATO
Posto in mezzo al verde,
sei un paese eccellente.
Gruppi di case
sparse un po’ ovunque,
fan da corona al
maestoso Castel.
La gente
ancora buona e genuina,
come l’aria fresca e pura
che quassù si respira, e tu ci doni,
accoglie il turista, con fraterno amor.
Non manchi di comodità
col pulman per scendere in città.
Poche volte quassù mi recai
ma sempre nel mio cuore resterai.
BERTOLINO MARIA ROSA
RUGIADA
Mentre
la mia anima
si riempie
di gioia,
mentre
i miei occhi
stanno alla vita
sorridendo,
lo sguardo mio
si perde
nell’orizzonte
e quando
il sole
bacia le nuvole
dai miei occhi
pieni di gioia
scendono lacrime
che somigliano
a gocce di rugiada.
RULFI FRANCA
NON C’E’ PIU’ TEMPO PER VIVERE
La corsa, il sole
Il giorno che muore
a quest’ora della sera dove le ombre
riprendono tutte il posto che a loro spetta,
mentre il sole languido lambisce gli ultimi
strascichi di nuvole rosa; mi fermerei.
Mi fermerei da solo, con il naso rivolto al cielo,
a far stupide fantasie sulla loro forma.
Oh, guarda! Quella mi ricorda proprio una nave!
Che salpa, che salpa, da un porto lontano per porti lontani.
Come io vorrei essere, lontano. Forse non da qui,
non da questo luogo: solo da tutte le cose
che sembrano piccole piccole, ma che ogni giorno
si portano via un pezzo di me.
Che sto morendo, pian piano, tramonto dopo tramonto,
passo dopo passo. Verso la sera.
Mi piacerebbe essere un pittore. Non avere il dono della parola.
Vivere in un posto dove non servono le parole per la pace,
né per favore la guerra, né per l’amore, né per salutare uno starnuto.
Mi piacerebbe dipingere il mio mondo a colori vivaci,
e, senza parole, mostrare il mio quadro al primo mio simile,
e vederlo sorridere: della mia follia, o della mia arte, non m’importa.
Ma qui,
lontano dalle mie fervide e follemente compiaciute fantasie,
non mi è stato dato il dono di disegnare.
Come armi, come medicine ho solo le parole.
Le parole! Arma a doppio taglio, estasi e dolore.
Ma qui,
è tutto diverso.
Chissà quando mi capiterà una sera come questa!
Fermarsi, semplicemente, senza paura, senza sentirsi schiocchi.
E lasciarsi trasportare da un foglio di carta e una penna.
Non c’è più tempo per vivere,
più di un semplice battito di cuore
più di un naturale respiro affannato,
più di una lacrima gettata di nascosto al vento.
Non c’è più tempo per scrivere,
per parlare, per dire qualcosa di noi.
Per esprimere quel poco che ancora ci rimane.
Ancora meno tempo ci resta per pensare,
per riflettere due secondi, per ponderare
scelte troppo spesso purtroppo sbagliate,
prima di finire di nuovo inghiottiti
da questo fiume che non si chiama vita,
che non è nobile divenire, ma maledetto deteriorarsi.
E morire.
AVAGNINA GIANLUCA
LA RABBIA
Urla, strepita,
ecco la rabbia
che ti avvolge
come un velo
nero e triste.
Urla, strepita,
ecco la rabbia
parole brutte
che volano
senza fermarsi mai.
Urla, strepita
ecco la rabbia
come un uccellaccio nero
che gracchia
e copre il mondo
con la tristezza
e il volersi male.
Urla, strepita
ecco la rabbia
come un bel disegno
strappato a metà
con odio e disprezzo,
per dispetto.
CIGLIANO AGNESE
DOVE SEI?
Ti cerco
nello sguardo assente del vecchio
che deambula greve
chiedendo sostegno ad un bastone.
Ti cerco
nei corpi straziati dei bimbi
dilaniati dalle guerre
e dagli odi tribali.
Ti cerco
nella sofferenza dei morenti
che disperatamente invocano
l’ultima speranza.
Ti cerco
nel dolore di una madre
cui è stata tolta
l’essenza della vita.
Ti cerco
nelle catastrofi immani
che tutto travolgono e distruggono
lasciando solo terrore e morte.
E tremo
pervaso dal timore di incorrere nel Tuo castigo
per aver dubitato
della Tua infinita misericordia.
ROBALDO FRANCO
DONNE APPASSIONATE
Nella bizzarra primavera dai tenui colori
donne appassionate – a gambe nude – sfidando vanno
speroni uncinati di nascosti amori.
Tra ricurvi fiori e veli di fragile fogliame
(becco adunco o artigli superbi di rapace)
d’ognuna – impaziente – l’avìto sogno giace
e vergine sussurra il turno primo d’uno sciame.
Nel tocco pungente del bestiame, foulard morbidi nereggiano
e (alla nuca dolcemente serrati) umilian càpi, màdidi un poco.
Danzar fioco di diafane libellule
Mulinanti sempre su chiuse scintillanti d’effimero bagliore.
Renard – prudente – ci viene ogni calar timido di sole.
Da orlati fazzoletti di prato e di sudore
lontani le seguon sguardi – vogliosi – d’aspri villani
ma agili già hanno mani e voci di sangue vibranti
che, altalenanti, si muovono in casa.
Si dan di gomito donne appassionate
se, con braccia abbronzate,
da fossi sorridon ragazzi ansanti
e, ammiccanti, sollevan paratoie che – contro voglia – stridono, stillanti.
Di forza terribile dotati sono gli amori.
Nella rutilante estate dai fèrvidi sapori
coppie innamorate – a nudi cuori – gustando vanno
carnosi frutti di novelli (eppur vetusti) ardori.
L’amore, privo di baci, è pane senza sale.
Lungo il bedale vulgaris aquilegia
(1)
(blu-violacea, bianca o rosa)
di donne appassionate polpacci sfregia,
spasimante romantico/gelosa.
Guanto elegante della Madonna
(2) e la Luce si cavalca, radiosa.
(1) pianta dal fogliame delicato che ama terreni freschi e ombrosi. Alla fine della primavera, si ricopre di fiori dai colori tenui e dalla forma bizzarra, con cinque petali a cornetto che si prolungano in speroni uncinati. La loro estremità è ricurva come il becco o gli artigli dell’aquila, il più nobile fra i rapaci. Diffusa in Europa, in boschi, prati e zone rocciose fino a 2000 metri, vanta proprietà antisettiche, astringenti, calmanti, e detergenti.
(2) Denominazione popolare della menzionata aquilegia vulgaris
GALLI GIOVANNI
LA BAITA
Lo scoppiettante e allegro
ardere del fuoco nel camino,
riscalda il pellegrino
che ramingo per i monti vaga,
accompagnato solamente
da un flebile scricchiolìo di neve
sotto le ciaspole
da tempo insofferenti e vogliose di montagna.
A ritornar lassù,
dove negli anni di abbandono
tutto è rimasto immutato,
il cuor sussulta e
la Baita alpina che ti accoglieva da ragazzo,
con la generosità di un tempo,
torna all’antica ospitalità.
Anche ora che ti ritrova uomo
accetta calorosa quel figlio ritrovato.
BERTAINA SERENA
L’UOMO
Con fango spalmato,
e un soffio di Dio
l’uomo venne creato.
L’Eden, Iddio gli ha donato.
Ma a lui, incontentabile,
ci vuole una donna.
Dorme, e come d’incanto
si sveglia, trovandosi
con una donna accanto.
E’ per niente turbato!
Anzi presto scopre di
essersi innamorato.
Una dolce luna di miele!
protrattasi fino allo
spuntare delle stelle.
Ad un albero da frutto,
avvolto, un serpente! Ingenui,
loro ci hanno creduto.
Prima felici, ora timorosi.
Nascostisi per l’avvicinarsi
di passi, assai minacciosi!
Il Signore, viene per punire.
Dice alla donna: Tu
per prima dovrai soffrire.
Ad una porta stretta,
gli vengon le doglie,
a gemere è costretta.
L’uomo, si è pentito.
A Dio, chiede perdono
con cuore contrito.
L’umanità fa la storia.
Contro il maligno, Iddio
gli concede vittoria
ascoltando Gesù Profeta:
in Paradiso, si ritorna
solo per la porta stretta.
Stretta all’arrivo e al ritorno.
Anche se,
al buon Dio si chiede perdono.
GALLESIO PIETRO
LASCIATECI SOGNARE
Questo mondo
robotizzato, sofisticato
sclerotizzato,
in nevrotica ricerca
di irraggiungibile felicità,
si è trasformato in regno di profeti
di millantato benessere.
I bimbi
non credono più alle favole,
stuprati nella loro innocenza
da adulti che hanno rinnegato
ogni di uomo valore.
Le rondini
non cinguettano
il loro canto di primavera
ma riportano echi
di guerre lontane.
Non si respira con l’aria
il soave profumo dei fiori
ma l’acre odore della violenza.
L’ingratitudine si è trasformata
in pane quotidiano
e la pietà in un vocabolo esiliato
dagli arroganti proclami di superbia.
E noi vecchi
ultimi utopisti
di un mondo rinnegato,
messi in disparte
come inutili scorie,
invochiamo
di poter fantasticare ancora
aurore di pace
e notti di quiete.
PEROSINO GIUSEPPE
PRIMA DEL GIORNO
Aria fresca del mattino, prima del giorno,
cielo blu, sole ancora bambino che corona di colori il profilo delle colline,
mentre il buio riflesso avvolge il mondo.
A poco a poco il sole sorgerà e la sua luce come un'onda di piena passerà
le colline,
come acqua vorticosa scenderà sui fianchi fino al piano,
per risalire impetuosa dall'altra parte delle valli a inondare tutto con i suoi scintillanti colori,
fino a quando il sole avrà compiuto il suo corso e l'ombra nera della notte avvolgerà tutto fino a un nuovo mattino,
fino di nuovo a prima del giorno.
ANSALDI PATRIZIO
STAGIONI
Qui giocavamo a biglie,
spesso fino a sera.
“E lo facevate
tra i tavolini del bar?”
No, quello ancora non c’era.
I pali delle porte del calcio,
squadrati e verniciati di bianco,
erano di legno quasi marcio
e infiorato s’un fianco da chiodi
a forma di elle in ferro arrugginito
grandi quasi come un mio dito.
La domenica per l’occasione
ci agganciavano le reti
e durante le partite importanti
si nascondeva il campo
con sacchi di tela marrone
per proteggerlo dagli sguardi
degli spettatori non paganti.
Ogni fatto ci pareva scontato
e non immaginavamo
che troppo presto
tutto sarebbe cambiato.
Una volta là in fondo,
atterravano i deltaplani
e mentre volteggiavano,
correndo in girotondo,
i bambini giocavano
battendo forte le mani
a chi riempiva di più
gli occhi con il cielo.
Viveva da solo, laggiù
dove adesso c’è sfacelo,
un allineatore di arnie
che rideva sempre contento
e vendeva barattoli di miele.
Pochi mesi fa l’ha spento
un incurabile male crudele.
Ma adesso andiamo via
sta per chiudere anche il mare
e non voglio soffocare
di banale nostalgia.
CARLOTTO CARLO
ANDATA E RITORNO
(ovvero l’amore ai tempi del collegio)
oggi andiamo in passeggiata da Serra a Pamparato
scendere è bello,ma poi la salita……..
un momento e arriviamo
ma il ritorno dura una vita
- non brontolare-e mettiti in fila
i piccoli avanti, gli altri a seguire
forza! siam cento mica duemila
…. due passi e siamo già stanchi
e allora partiamo
ma io se posso mi attardo
così arrivo da “lei”
(prima mi ha fatto uno sguardo!)
se rallento la raggiungo
le passo accanto piano, mi allungo
ci sono, trattengo il respiro, la sfioro….
.. e siamo già al secondo giro.
torna al tuo posto-grida l’assistente-
-non e’ giusto, mancava un niente!-
ritorno in fila davanti,
le mani e i piedi pesanti,
“noi della colonia”intonano i canti
in marcia come soldati riprendiamo
intanto la salita e’ iniziata, rallentiamo
e mentre nessuno mi vede
scatto e…le prendo la mano
son sollevato, non tocco piu’ terra
com’è leggera la salita per Serra!
PRUCCA PAOLA
SUONI DI CAMPAGNA
Seduta sto’ sul muricciolo
che tiene in discesa un
prato, ormai con l’erba
della stagione autunnale.
Una fontana rovescia
il suo scroscio nella
vasca, che risponde
con un ebbro suono
di appagamento.
Il vento sibila leggero
con un fresco piacevole.
Gracchia il corvo
forse domani pioverà.
BOSSA LUCIA