31/08/2009

Certamen 2009

Contestualmente alla premiazione del Concorso ufficiale si è svolta la lettura delle poesie partecipanti al Certamen, del quale si da pubblicazione completa con in calce l'indicazione delle poesie selezionate e premiate dal pubblico:


POESIA  N. 1
               IO SOGNO IL MIO SOGNO

               Vorrei accarezzare il sole
          come la persona a me più cara,
                vorrei sognarlo la notte
                 più di ogni altro sogno.

             Vorrei essere un suo raggio
           per colorare di luce il mio buio,
        vorrei poterlo guardare negli occhi
          senza la paura di farmi del male.

             Vorrei toccare la sua ombra
       e scoprire anche il suo lato più scuro,
      vorrei scaldare la mia anima tremante
               con la sua luce accecante,
                       per sempre.

                                                 ANDA BOZO
                                                 PRIMO PREMIO Certamen 2009


                                                                       POESIA  N.  2
CIELO D’APRILE

Quanti colori, quanti disegni
in questo meraviglioso
cielo d’aprile.

Nubi nere e bianche,
piccole e grandi, si rincorrono,
nascondendo per brevi attimi
il bel sole d’or.

Poi, un soffio di vento,
le fa tutte sparpagliar,
torna il sereno, il sol riappar,
scaldando ogni cosa e i nostri cuor,
coi suoi bei raggi d’or.

                                               BERTOLINO MARIAROSA



                                                    POESIA  N.  3
HO RACCOLTO SASSI

Ho raccolto sassi, piatti e levigati,
rubandoli a composizioni del mare,
incastonati sulla rena bagnata.
Ne sento, al tocco, ancora
la percezione della sabbia,
all’odore, il profumo dell’oceano,
all’udito, il rumore dell’onda in attesa,
sospesa lontana, arrotolata e sbuffante
come un cavallo che scalpita.
Ho raccolto sassi sul sentiero del monte,
piccole creste di punte
per inventare paesaggi.
Ne sento, al tocco, la roccia sotto le dita,
all’odore, il profumo dei pascoli alti,
all’udito, il soffio del vento
e le sue scorribande tra i passi.
Ho raccolto sassi nella macchia di timo,
sculture bucate, lasciate dal mare
a offrire conchiglie odorose di pini.
Ne sento, al tocco, la sabbia dimenticata,
all’odore, l’aroma d’acqua salmastra,
all’udito, il sospiro dell’onda obliata nel tempo
tra piccole viole all’ombra dei lecci.
Nei giardini di pietra
cerco la mia anima
e seguo, nei tuoi occhi,
il volo disteso del falco.

                                                         MANTISI CRISTINA



                                                             POESIA  N.  4
PROFUGHI

Siamo stati assuefatti
dal telegiornale
a immagini di lunghe file
di profughi in marcia
tanto da sembrarci normale
che gente in fuga
lasci in fretta la casa
diretta verso un ignoto dove.

Ma se provo ad immaginarmi
nella stessa condizione
mi domando dove potrei andare
e mi assale l’angoscia a pensare
che non avrei un tetto e un letto
verso cui camminare.

E nemmeno voglio ipotizzare
che potrebbe accadere
quando fa freddo e cade la neve.
Troppo spesso la tentazione
è quella di non pensare
e ipnotizzarsi di televisione.

                                                           CARLOTTO CARLO



                                                               POESIA  N.  5
                  VERSO IL MONTE

          Vista stupenda   sull’alto monte,
            LUI gigante muto  e  placido
      TU  piccolo gnomo ai piedi del monte
                    cerchi la strada
              per raggiungere la vetta.
         Il cielo limpido  ti fa ben sperare,
ma le rocce, sono un ostacolo   che ti fa rallentare.
          Un cinguettìo   grazioso e felice,
              ti accompagna nella salita.
                 La tua meta è lontana,
                              ma
                     nel tuo cuore sai
             che piano, piano si avvicina.
             TU   che da lontano, guardi,
                     vedi la tua vita,
                salita verso una meta.
          Ideali   che ti spingono in alto,
   sconforti   che rallentano la camminata,
amici e voci sincere   che ti danno la speranza.
  TU   che nel cuore sai   cos’è la sofferenza,
          nel tuo cuore sai   che ce la farai.

                                                         BERTAINA SERENA



                                                            POESIA  N.  6
               LA RECITA E’ FINITA

         Ho smesso di correre invano,
             tanto non arrivavo mai.
              La meta che sognavo
       impietosa s’allontanava ogni dì.
             Qual pupazzo nevrotico,
           manovrato da invisibili fili,
             in un turbine d’illusioni
   ho recitato, da guitto, il mio dramma.
                 E’ calato il sipario,
          il pubblico deluso è sfollato.
         Lontano dagli echi del mondo
           seduto su un ripido scoglio,
        schiaffeggiato da onde violenti,
     vedrò i gabbiani tuffarsi, stridendo,
              in un mare in burrasca.
               Abbandonerò al vento
             Il mio manto di superbia,
           vestirò il saio del pellegrino.
           Mi ciberò di miele selvatico,
         berrò l’acqua da limpida fonte.
           Ad un variopinto pappagallo
                 ruberò le ali dorate
                   e mi librerò felice
            in un cielo azzurro di pace.

                                                         PEROSINO GIUSEPPE
                                                         TERZO PREMIO Certamen 2009



                                                              POESIA  N.  7
RIFLESSIONE

Scende la sera,
le ombre delicate avvolgono
ogni cosa;
lontano laggiù si oscura anche
l’ultimo angolo di luce adagiato sull’orizzonte.

Il silenzio si ricompone,
i rumori del giorno si attenuano,
si accendono le luci qua e là,
è tempo di riposo,
finalmente un momento di pausa.

I tanti pensieri,
come i soldatini di piombo,
in fila uno dopo l’altro
si tirano in disparte.

E’ tempo di riflettere
per offrire al domani ormai prossimo
un ventaglio di nuove idee
tra speranze ed affanni!

                                                      CAMAGLIO PIERA



                                                             POESIA  N.  8
ESSERE

Intanto che mi siedo qui a scrivere,
se ne va un altro pezzo di me,
se ne vola via col vento, insieme
a mille altri usurati inutili pensieri.
Non capisco nemmeno cosa mi spinga
a stendere le quattro solite tristi parole
sulla carta, consapevole che a ben poco
potranno servire, se non a darmi l’illusione
di essere io stesso un poco migliore.

Mentre là fuori tutto scorre
rapido e inafferrabile.

Farei meglio a impiegare anche questo
strascico di tempo che mi rimane
per cercare di scorrere col mondo,
di mantenere il suo passo.
Ma io non ne trovo il senso.
e così qui rimango fermo, a guardare
gli uomini che corrono.

E qui ho paura di essere uomo.
Paura di essere fatto della stessa terra
di chi tradisce senza paura,
di chi mente senza pudore,
di chi strumentalizza il bene comune
per il proprio interesse,
di chi è vile,
di chi opprime senza pietà,
di chi commette ogni ingiustizia
senza scrupoli,
di chi per pura e bramosa cupidigia
venderebbe anche se stesso.

Ma chi più mi spaventa è chi vede tutto
questo, e non batte ciglio…

In un mondo dove sta diventando
sempre più difficile anche il solo pensare.
Perché pensare potrebbe minare alle nostre
stupide certezze che con malata innocenza
abbiamo costruito come castelli sulla spiaggia.

Su questa sera calerà la notte, e con lei
verrà il sonno a portarmi via.
Ma un luogo, noi, che ancora pensiamo,
che ancora crediamo, che ancora respiriamo
parole, malgrado senza più sperare,
dobbiamo trovare.
Un luogo solo nostro,
che nessuno possa calpestare.

Sarà la nostra ultima illusione; che ci sia concessa.

Tra gli angeli e i demoni noi un posto
troveremo.
Non sotto le stelle, non sopra.

E lì saremo. Uomini.

                                                             AVAGNINA GIANLUCA




                                                                           POESIA  N.  9

PRIMAVERA

Mentre il sole ritorna
alla Riviera,
la neve si rilassa
ai bordi della Limona,
lassù,
sotto il Castelluccio.
Piccole impronte
disegnano
geografie di rincorse
per ascoltare
i suoni
e gli odori
di una nuova primavera.
L’acqua del fiume
si gonfia
di nuova energia
e trascina a valle
i gelidi ricordi
di nebbie e silenzi.
Sui rami
ancora spogliati
timidi canti
annunciano
stagioni di amori.
Benefici tepori
riscaldano
vecchie ossa indolenzite.
All’improvviso
si è spento il buio del giorno
e, deciso, si accende
di nuova luce
il sole della speranza.

                                                           ODASSO PAOLO



                                                          POESIA  N. 10
       L’INCANTO

           Come
        un canto
        di bimbo
    che ti rallegra,
       una mano
      di mamma
   che ti accarezza,
         il volo
     di una farfalla
     che ti incanta,
        la brezza
        del vento
      che ti inebria,
     come un bacio
     che ti riscalda,
   come il desiderio
           di un
          sogno
     che si avvera.

                                                         RULFI FRANCA
                                                         SECONDO PREMIO Certamen 2009



                                                              POESIA  N. 11
BAGLIORI DI LUCI

Luci ovattate dalla nebbia
che l’asfalto vedon brillare
e che ora fanno scivolare
l’era dei sogni più nascosti

Voli raccolti dalla fantasia
col tenue segno di matita
e che sfuggono dalle dita
nell’esile librarsi di farfalla

Castelli leggeri ora cadono
sotto quei colpi del destino
i sassi sparsi sul cammino
come ad impedir la strada

Un mondo ch’ora si rivela
vile guardiano della libertà
che spazza la tua serenità
e ombre porta nel tuo cielo

I passi lasciati sulla strada
son fermi sopra quelle ruote:
ora il tuo pensiero si scuote
per andare verso la tua vita.

Sopra alla sedia ti sostiene
solo la forza del tuo domani
che è stretto nelle tue mani
tese a scoprir bagliori di luci.

                                                    ROSSI ATTILIO



                                                                   POESIA  N 12
                      IL  CASTLUS
     (ex fortezza e torre di avvistamento)

        Rudere dalle sembianze di bronzo
          che vieni da un mondo lontano
            ci liberasti da fido guerriero
         e ancora oggi ci parli di arcano.

          Hai quasi un millennio di vita
      trascorsa sul “roccione” più aguzzo
  dove ci salvasti dai mussulmani invasori
      alla presa del Mongiardino di allora.

           La metropolitana ingegnosa
     vietava al sole e al nemico l’accesso
         e l’evento del pane e del cane
        procurava al cacciato lo smacco
         che fuggì con le pive nel sacco
        bestemmiando il destino infame.

        Habent panem paratum fu detto
         e Mongiardino che ha resistito
       da quel dì cambia nome e vestito.

          Quel can e quel pan esauditi
       sullo stemma son presto effigiati
         e di lì, per la vittoria ottenuta,
          nasce il nome di Pamparato.

                                                      PRATO GIUSEPPE



                                                                    POESIA  N. 13
A PAMPARATO

Ero bambina, ero felice, mi sentivo protetta, la guerra
era lontana.
Tutti erano buoni, tutti si aiutavano.
Il fieno, le
castagne e la segala erano occasioni per condividere la fatica e
le
soddisfazioni per i raccolti, famiglie con famiglie.
Oggi rivedo tutto
questo, con grande nostalgia, negli occhi di Marina quando mi parla
e
mi racconta, con grande lucidità, 98 anni di vita.
Grazie Pamparato che,
nella mia infanzia, mi hai insegnato in modo semplice ed
umano quale
dovrebbe essere la base della vita.

                                                           LAGUZZI PIA



                                                                    POESIA  N.  14
E POI……..

Berrei, ad altro calice
perché tutta in salita
la coppa della vita.

Berrei, ad altra fonte
sotto mentite spoglie,
col cavo della mano,
il pane quotidiano.

Berrei, infine alla sorgente
a piene mani: con occhi velati,
vuoti, labbra assetate, arse,
e membra spossate, lente.

Berrei,
l’ultimo attimo fuggente.

                                           MEGLIOLI REGIS MIETTA
postato da: poesia alle ore agosto 31, 2009 12:41 | link |
categorie: certamen, pamparato
16/09/2008

Certamen Pamparato 2008

ecco le poesie selezionate a partecipare al Certamen:

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POESIA  N. 1
LO SVOLAZZAR D’UNA FARFALLA

Guardando dalla finestra il giardino che sta sotto
vedo una farfalletta che svolazza arzilla.
E’ dal giorno ch’è mancata che vedo quell’animaletto;
è tanto ormai che l’ho capito: è la mia mamma…

Ogni volta che la penso, ‘sta farfalletta vola e poi si posa,
due alucce bianche dall’aria semplice, così com’era in vita.
“Son qui”, sembra che dica, “t’occorre qualcosa?”
…mi sale il pianto in gola e trattenerlo mi fa tanta fatica.

Quel che mi serve, pure se non lo dico, lo saprei.
Ma lei pian piano s’allontana, lasciandomi così, con tenerezza.
Ho cinquant’anni, e far questo lo so che non dovrei,
ma certe volte è troppo forte la voglia d’una sua carezza!

TAFFURI TINTI GRAZIELLA
FIRENZE

_____________
POESIA  N.  2
DOV’ERI

Dov’eri?
Ricorrente, come la notte dopo il giorno
implacabile, come il furore guerriero che si abbatte sul nemico
con la stessa violenza, l’eco di questa domanda ricorre
e rimbalza tra cuore e mente
e crepa le mie certezze.
Dov’eri? Mi chiedo
dolce fata che dispensi sogni ad ogni battito d’ali
faro, che senza timore nel mare ti ergi e mi guidi
attesa alba, che rischiara il buio della notte,
Dov’eri?
Si domanda chi gioisce del brillar dei miei occhi
chi, dimentico ormai del mio sorriso,
è testimone della sua rinascita
e si rallegra del mio volare, sospinto dal vento della felicità.
Dov’eri, dimmi?
Perché mai tanto a lungo ti sei nascosta
e m’hai privato della vita,
precludendomi così il vero sognare
ed hai permesso mi convincessi
che ciò che avevo fosse tutto, ed ora,
che il tutto è solo l’inutile, ennesima bugia raccontata dalla vita
ogni giorno rimprovero, con rabbia, alla vita stessa, il torto subito.
Dov’eri? Vorrei sapere
Verità, luce e destino,
che intrecciandosi alle cose di sempre
ne scompone il corso e mi spinge nel caos,
di argini rotti e ponti spezzati,
di sentimenti e sensazioni
cacciate sul fondo di un’altra vita.
Dov’eri?
Ovunque fosse, da lì, osservatrice attenta, da prima dei tempi hai visto,
ti sei burlata di me e mi hai lasciato credere…
Ed ora sei qui,
talmente vicina che il tuo cuore mi batte nel petto ed io,
non so dov’eri e non m’importa!
Ciò che so però adesso,
con la certezza di chi sa che giorno sarà sempre dopo la notte,
che mai più sarai dove io non sono.


LATELLA PASQUALINO
COLOGNO MONZESE (MI)


_____________
POESIA  N.  3
AL LIMITE DEL TEMPO


Tutto è stato detto,
tutto è stato fatto.
Siamo già al limite
del tempo.
Se la fine dovrà avvenire
che sia come
i petali del tiglio
quando si staccano dal ramo
e cadono leggeri,
illusi ancora di poter volare,
sull’asfalto nero della morte.
Che passi, dunque,
che venga infine
ma che sia soltanto
un alito di vento
l’inatteso profumo
di un fiore a primavera,
il cinguettio rapido
di un uccello che scompare
lasciando il filo tra i due pali
a dondolare piano nell’assenza.
Mi chiederai,
l’ultima volta ancora,
“Vuoi venire con me?”
“Sì, se tu sei l’Amore”.        


MANTISI CRISTINA
SAVONA


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POESIA  N. 4
MEDITERRANEO


Siamo tanti
sulla barca.

Scappo da una
vita avara.
Ho un po’ di nostalgia
sulle ciglia.

Scoglio desiderio.
Scoglio approdo.

Scoglio trappola.

Siamo pochi, oggi,
sulla spiaggia.


BAUDENA FIORELLA
MONDOVI’ (CN)


_____________                                         
POESIA  N.  5
(senza titolo)


Ora che non ci sei più
mi mancano anche
le scacchiere irregolari
dei cruciverba che riempivi
incrociando le parole
sbirciate sulle soluzioni
dei numeri successivi.

Ora che non ci sei
e il postino non consegna più
“La settimana enigmistica”
mi mancano anche i discorsi
ad alta voce con te stessa,
facendo i lavori di casa
nelle tue lunghe e solitarie
giornate di donna e madre.

 
CARLOTTO CARLO
NUCETTO (CN)


_____________
POESIA  N.  6
NELL’ARMADIO ANCORA LE TUE COSE


Nell’armadio ancora le tue
                    cose.
Nella mente pensieri, immagini
                    svolazzanti
come le tue camicie colorate
                    stese al sole
per interminabili giorni,
nello spazio di un battito
                    di cuore.
Dentro, piango tutte le parole
che non ti ho mai detto.
Uno spartito, un ritaglio
di giornale
spiegazzato
in fondo ad un cassetto.
Vorrei stringere tutto tra
                     le braccia
e andare lontano, senza lasciare
                     traccia.
Annullarmi, fondermi in un
                     masso
                     diventare
una zolla di terra
dove dolore, rimpianto
non possa trovarmi
e farmi ancora male.


BOGLIO CELESTINA
VIOLA (CN)


____________
POESIA  N. 7
                           OCCHI MAGICI


               Due specchi pieni di sole, di luce
               due stelle che brillano di fantasia.
                    Due laghi di acqua limpida
               che sanno di cielo e di acqua pura.
                    Intrecci di magia, di poesia.
                Una scia che contagia chiunque
        perché…chi guarda gli occhi di un bambino
                  ha capito da dove viene la vita;
                             ha capito che
              specchiarti negli occhi di un bambino
                   significa vederti nel profondo,
                           significa capire
                quale grande miracolo è la vita.
                 Significa vedere fino in fondo
                     il mistero di una poesia
                      come lo è un bambino
                 come lo è…un essere umano.
                   Che grande magia è la vita!


BERTAINA SERENA
BEINETTE (CN)


____________
POESIA  N. 8
UN UMIDO RISVEGLIO


Son gocce di rugiada
umidi pensieri,
purezza mai pensata,
steli di questo grigio fieri.

Trovami in una lacrima
mentre mi nascondo nel pianto,
il vento passando che taglia
ogni freddo pensiero di quest’incanto.

Ancora il sole da ier sera affranto
dietro una nuvola vuole sfuggire
al mio bisogno d’uno sguardo.
Ma il cielo è tristo e nero
e tanto profumo di notti
passate in sempiterne ansie
di giorni felici, di tempi passati.

E parlando di inutili parole
esala in un momento il silenzio,
che più di noi ascolta il nulla
dove una lacrima cadendo geme.

Insicuro stelo in mezzo a tanto,
in quest’ultimo risveglio.

Altre gocce dal cielo.
Cadono leggere su noi lontani,
come un amore cadendo muore.


AVAGNINA GIANLUCA
MONDOVI’ (CN)


___________
POESIA N. 9
“SOTTO AL FRIGO”

quel consumismo                        a cui sempre torno
quando entro in Feltrinelli              e compro una cartolina
di un gatto e di un topo.                non posso dirti no
non posso non comprarti            non posso non averti
voglio vederti attaccata           sul mio frigo di magneti
un frigo dimagrito                      un frigo (s)personalizzato
che mi (s)personalizza sì la casa               sì la vita con gadget della Cina.
ed io ci sono dentro sì                    a questa vita iper-mercato
dove tutto se è (s)contato                     viene più valorizzato.
ed io (s)conto (sotto)prezzo                 di me ogni pezzo
in     3x2               3xte                 insieme a una bustina
monodose di caffè.                 mi puoi fare a colazione
durante o dopo pranzo                che leggera digeribile
sono pure riciclabile.                  in qualsiasi raccolta tu mi getti
carta vetro lattina                                                    io cado sempre supina
e mi trasformo decompongo   in altra forma gomma modellabile.
sono la tua modella bella e facile          da aprire usufruire riusare
ogni volta coma nuova                          di nuovo sigillata.
sono alta tecnologia                          che mai si consuma
mi autocarico in automatico           sempre pronta efficiente
io sono il tuo sogno cosciente.          e mi conosci in ogni tasto
e sai tastare sempre tutto                    e regolare al punto giusto
il calore il tepore desiderato               sempre preciso per inciso
nel luogo giusto preferito.       e non mi spengo proprio mai
rimango sempre in stanby con la lucina rossa negli occhi
basta solo che comandi e              io attivo questi impianti.
e vado avanti a nicotina          nell’attesa qui supina
sotto al frigo qui distesa.


D’AMICO GIULIA
OSTERIA GRANDE (BO)


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POESIA  N. 10
A TE LUNA


Sei bella anche stasera,
regale ed austera
come una nobile signora!
Fai sognare grandi e piccini,
catturi gli sguardi incuriositi,
rassicuri il viandante,
infondi pace nel cuore
che a te sospira.
Sei la confidente ideale
per tanti segreti,
sei la compagna di viaggio
nei momenti di gioia,
sei l’amica fedele nelle avversità.
Solo tu puoi capire,
solo tu puoi lenire le ferite invisibili
che porta nel cuore
chi ti guarda e ti ammira
…anche stasera!                                                           


CAMAGLIO PIERA
VILLANOVA MONDOVI’  (CN)


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POESIA  N. 11
PASSI


Piccoli passi
su ripidi sentieri di casa.
Accanto,
mio padre
disegnava il tragitto,
senza perdermi
di vista.
Lo sento ancora,
dopo tanti anni.
Il giorno
che se ne andò
mi lasciò scegliere
la strada,
per aspettarmi,
un giorno,
in fondo al cammino.


ODASSO PAOLO
MONDOVI’
SECONDO PREMIO


___________
POESIA  N. 12
I RINTOCCHI DOPO LA MEZZANOTTE


Addormentati,
è l’ora dell’oro che cola
sulle palpebre di tutte le fate
e di ogni bambina.
Addormentati,
che passa la madama dei minuti perduti,
dei rintocchi oltre la mezzanotte;
passa a licenziare gli insonni,
chi fuga il riposo e scrive,
chi spende carezze per sé
senza portarne agli altri.
Addormentati.
Schiocco i tuoi sogni
a colpi di vincastro,
da pastore che porta il proprio gregge
al largo dei crinali
sperando che il monte di te  si ricordi
ad ogni fendente pennellato con dolcezza..


MALUNE CLAUDIO
OLIENA  (NU)


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POESIA  N.  13
ALFA – OMEGA


Rughe scavate dal tempo
solcavano un volto
intristito dall’abbandono,
ed io, bimbo
che affidavo i sogni
agli aquiloni scomposti nel vento,
ho mietuto un sorriso
e l’ho donato al vecchio.
Ragazzo
ho peregrinato con i pensieri
oltre il confine
dei miei orizzonti
progettando utopie
per un futuro dorato.
Adulto
ho scalato monti
resi ripidi dall’indifferenza
fra schiamazzi assordanti
e appelli seducenti.
Solo ormai,
come quel vecchio,
smarrito nei ricordi,
ripercorro con la mente
le alchimie del passato.
Sto aspettando un bimbo
che mi regali
un sorriso.


PEROSINO GIUSEPPE
CUNEO
TERZO PREMIO


______________
POESIA  N.  14
UN MATTINO DI MAGGIO POCO DOPO L’ALBA


      Già avanti negli anni, i capelli grigi ancora folti,
     immobile e pensieroso guardava verso la collina,
                            là dove nasce il sole.
                         Mi avvicinai intimidito
                ma il suo sorriso sciolse il timore.
        Tu vuoi sapere cosa penso, vero? Mi chiese.
             Ebbene, se hai tempo e voglia, siediti
                                e io ti dirò…
               Sto qui perché mi trovo più vicino
                               a me stesso.
       Da bambino mi sedevo sovente su questa pietra,
                     che è sempre la stessa.
                  Qui le memorie invadono
                la mia mente e ripercorrono
                           itinerari di sole
                          privi di equivoci.
Qui ho fotografato realtà di una generazione innocente
            che ha viaggiato con l’anima e col corpo
                       in cerca di cose migliori,
                     poi deviata dalla modernità
      che ha posto domande non sempre condivise.
                    Ricordo che qualche volta,
                                 è vero,
                  masticavo il silenzio, ma poi
sentivo il suono delle campane nella trasparenza dell’aria
              che portava tutti i movimenti del mondo.
                 Il mondo lo vedevo e lo vivevo così.
                     Era assai poco, e oggi è troppo.
                  Ma tu appartieni a questo “troppo”
                 e lo devi vivere, nel modo migliore.
         Se un giorno passando ti fermerai un momento
                      troverai sempre questi alberi,
               il pozzo con la fune, il vecchio muro
                 di pietra scaldato dal sole, mentre
                            nel cielo azzurro
                 gli uccelli cinguetteranno ancora.


VOARINO GIUSEPPE
CUNEO


______________
POESIA  N.  15
SULL’ARGINE  NUDO


E’ l’ora che i biondi fanciulli si tuffan nel Maira.
Sull’argine, nudo, le pietre han falde di fuoco
e bisogna sapere le anse profonde, per nuotarci d’estate.
Chi passa, sul ponte, non guarda i diafani corpi
brillare nella verde corrente.
La luce, negli occhi, fa male e non lascia pensare
che al buio e ai piaceri di certe nottate
quando Mario (re dalla rossa scalmiera) domava,
fiero cantando, l’onda veloce ed il sangue.

Dietro il greppo erboso e la spuma forte del salto, il mio è un altro paese
ov’è strano l’essere nati e averci la casa, l’amore
ed un pugno chiassoso d’amici che disputa, a bocce, l’onore.

L’amore è uno scalzo fanciullo che inciampa, tra i grilli e la luna,
e scuce le bocche alle donne.
Quelle sole vorrebbero esserne madri
e attaccarlo ai seni, più bianchi dei loro capelli, per vincere il tempo.
Lo chiaman per nome - Matteo – e inventano strane parole
pur di entrargli, vezzose, nei giochi e nel cuore.
Francesca, sinuosa e vivace, l’avvolge di favole antiche
e addita tremule stelle.

I vecchi anneriti, con segni di croce, vuotan bracieri di pipe e di masche.

E’ l’ora che i biondi fanciulli (in grembo alle madri) si tuffan nel sonno.

Sull’argine (nudo) una lenza di seta aspetta le fiamme dell’alba.


GALLI GIOVANNI
SAVIGLIANO  (CN)


______________
POESIA  N.  16
GERANIO FOGLIAVERDE


All’improvviso, il programma tivù viene interrotto
segue l’inconfondibile sigla e la scritta:
edizione straordinaria!
Appare l’annunciatrice, veniamo informati che
dal fronte di Luna Arcobaleno è stato richiesto
un collegamento straordinario.
Ecco, il satellite è attivato,
l’inviato Geranio Fogliaverde
da una delle sue migliori postazioni
tutto trafelato e sorridente, sta dicendo: udite, udite!
Dalle prime luci dell’alba
dai portelloni degli Apache sono iniziati
lanci di sterlizie rosa e tulipani
dalle canne delle Beretta escono violette,
ciclamini e bucaneve
dai Kalashnikov è un proliferare di ranuncoli,
gardenie e narcisi
dalle bocche degli Abrams volano bouquet
di orchidee, gerbere, lillà e glicini
anche i cecchini si sono adeguati con lanci
di roselline multicolori
agli ex posti di blocco, i soldati cordiali e sorridenti
regalano ramoscelli di ulivo.
La guerra è finita, dopo anni di battaglie e di morti
la pace è stata raggiunta, sì, è proprio tutto vero!
Grandi e piccini, uomini donne e soldati
inebriati dalle notizie, dai profumi e colori
si stringono, si abbracciano felici.
Il trillo del telefono mi fa sobbalzare, mi sono svegliata
la tivù accesa continua a gracchiare le solite brutte notizie
incidenti, omicidi, rapine, stupri, pedofili, alluvioni
e in ultimo una coda che non si nega mai a nessuno.
Ho forse dimenticato qualcosa?
No, l’edizione straordinaria, dal fronte di Luna Arcobaleno
era solo il mio, personale, sogno bello e impossibile!


BELLTICH  ALDA
GENOVA


______________
POESIA  N.  17
SOGNO LA PACE


Sogno un mondo migliore
che regni la pace e sia colmo d’amore,
senza astio, senza rancore,
senza conflitti, senza orrore.
Un popolo istruito, unito
che viva con lealtà,
con dignità, con la libertà
a ognuno le proprie responsabilità.
Un lavoro consono
alle proprie capacità.
Proseguir la strada
senza affanni, senza inganni,
senza timori.
Poter vedere il sorriso
sulle labbra dei poveri innocenti.
Che donne e pargoli
non siano soggetti a violenze
e sfruttamenti.
Diritti e doveri proseguir
su binari paralleli.


PRATO CATERINA
VENARIA REALE  (TO)


______________
POESIA  N.  18
                               SERENA


           A sera quando di lumi sbocciava
             il cielo nel palpitar d’argento
           fra i muri delle case insonnolite
                        la sua sagoma
                       correva veloce
            solitaria con passi a sussurrare
            echi ad antichi silenzi di pietra.
                 Spesso cantava al vento
          lunghe melodie spoglie di parole
               altre volte il suo sguardo
                         si perdeva
           posandosi nel mistero notturno
                del suo mondo segreto.
                - E’ matta – si diceva
      e d’intorno tutto un mondo di ghiaccio
              a caricarsi d’incaute distanze.
         Io non capivo quegli occhi distolti
           quel mormorare rapido e furtivo
                    a scandire i confini
                          della notte.
         A me, che ricordavo quei miei anni
                    sereni e luminosi,
          sembrava un mite folletto dell’aria
              un singolare gnomo mansueto
         che sapeva il linguaggio delle cose.
            Frenavo la mia voglia di parole
        per restare stupito un po’ a guardarla
                      sulle sue gambe
                       esili, sbucciate
          in quei suoi vecchi abiti, sformati
             seduta sui gradini di pietrisco
        senza l’ansia d’istanti interminabili.
         Nel grembo la fragranza di corolle
                   d’un mazzolino lacero
                             di fiori
         che accarezzava a tratti dolcemente
           incurante al trascorrere dell’ora.


MANGIANTINI FLORIANO
FIRENZE


______________
POESIA  N.  19
                                   IO AMO


                                    Io amo
                        chi la vita sa amare
                                   e quando
                            vi sono ostacoli
                              li sa superare
                               chi il sorriso
                      ad un bimbo sa donare
                               chi dalla vita
                                 non chiede
                                 mai di più
                        e la sua mano tende
                           a chi bisogno ha
                                veramente.


RULFI FRANCA
MONDOVI’
PRIMO PREMIO


_______________
POESIA  N.   20
SIAMO ORE SPARSE


Siamo ore sparse, attimi in subbuglio
col petto nudo e un rosario in bocca
anagrammiamo ombre sui computer
e ci inventiamo somme senza addendi.

Sui palchi conficcati nella nebbia
legati al cappio delle avemarie
gridiamo solo acerbe geometrie
parafrasando stanche filastrocche.

E siamo damerini scalzi siamo
occhi rapaci infissi dentro il buio
bruciamo torce tra i mattoni sparsi
dell’ultima rovina dei pensieri.

Nel cielo lacerato siamo tutto,
un bricco dorato e un’anfora di gesso
un’astronave e carta di barchette
un quadro cartesiano e un amuleto.

Siamo cervelli con le porte arse
siamo finestre cigolanti siamo
storie già raccontate e messe a nuovo.

Magri di sangue ci leviamo sazi
di improbabili venti e di illusioni.

E siamo forse solo un asterisco
posto fra due parentesi e un richiamo
che ci rimanda a nota “troppo tardi”.


LUISO DOMENICO
BITONTO (BA)

postato da: poesia alle ore settembre 16, 2008 00:51 | link |
categorie: certamen, pamparato

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